La Danimarca regina delle nevi al Noir

A Courmayeur vince «Le mele di Adamo». Il pubblico vota «Piano 17»

Massimo Bertarelli

nostro inviato a Courmayeur

Il Noir si conferma un Festival controcorrente, come dimostra la vittoria del film migliore, il danese Le mele di Adamo del giovane Anders Thomas Jensen, una originalissima, spassosa commedia che pur con tutta la buona volontà è arduo definire gialla. Il pubblico, anche se si è sbellicato a più riprese durante la proiezione e alla fine l’ha applaudita a lungo, gli ha però preferito, almeno per numero di schede, forse per ammirevole amor patrio, l’unico italiano in gara, Piano 17 dei fratelli Manetti, uno pseudothriller a suo modo divertente che sconfina spesso nel grottesco. Guarda caso, molto caricaturale nei suoi eccessi granguignoleschi, è anche l’altro danese in concorso, Pusher 3, che ha consentito allo strepitoso interprete croato Zlatko Buric di incamerare il premio per il migliore attore.
Se qualcuno non è d’accordo è pregato di rivolgersi alla prestigiosa giuria internazionale, presieduta dal celebre romanziere di gialli Jeffery Deaver (autore tra gli altri del Collezionista di ossa) e formata anche da due divi come Barbora Bobulova e Val Kilmer, dalla produttrice svizzera Tiziana Soudani (Pane e tulipani), nonché da un altro giallista, Raymond Benson. Avrebbe forse meritato qualcosa di più anche il raffinato dramma (coniugale) inglese Separate Lies, scritto e diretto dall’esordiente Julian Fellowes, con tre superbi protagonisti, Tom Wilkinson, Emily Watson e Rupert Everett, quest’ultimo in verità alquanto ridicolo nel ruolo di sottaniere, al quale, nella vita privata, si sottrae con proverbiale accanimento.
Sarà un trionfo natalizio Le cronache di Narnia, che col Noir c’entra ancora meno, un fantasy sulla scia del Signore degli anelli, fortunatamente meno barboso e sicuramente più adatto ai bambini, tratto dalla saga di C.S. Lewis. Nel mare della noia è invece affondato il pretenzioso dramma francese Les Ames Grises di Yves Angelo, ambientato nella provincia francese del 1917, in piena guerra mondiale, dove si rivede per l’ultima volta nel ruolo di un acido magistrato un irriconoscibile Jacques Villeret, amabile finto fesso dell’irresistibile La cena dei cretini. Un motivo in più per rimpiangerlo.