Danni Per cancellare i graffiti il Comune spende otto milioni all’anno

Venticinquemila palazzi puliti per la prima volta, di cui 3mila puliti una seconda volta, la maggior parte dei quali gratuitamente. Oltre 2 milioni e seicento metri quadrati di superficie per un totale di venticinque milioni di euro. Dal 2006 a oggi, da quando cioè l’assessorato al Decoro e all’Arredo urbano del Comune e l’Amsa hanno lanciato le campagne «I Lav Milan» e «Due caffè (non macchiati)» per ripulire le facciate dei palazzi dalle scritte dei writers. Annosa la querelle «graffiti» che da anni affligge Milano e sulla quale, a quanto pare, non è ancora stata scritta la parola fine. Le ultime ipotesi per limitare il fenomeno, risale a metà gennaio 2009, quando il Comune aveva prospettato la possibilità di rendere obbligatoria la pulizia degli stabili inserendo la clausola nel regolamento edilizio. Allora era stato l’assessore allo Sviluppo del Territorio, Carlo Masseroli a prendere in considerazione questa soluzione compatibilmente con il quadro normativo. Anche perché, oltre al danno estetico, il problema delle scritte sulle pareti ha anche un risvolto economico e non di poco conto. Se si calcola che la spesa annua sostenuta dall’amministrazione pubblica per pulire i muri degli edifici è otto milioni di euro, si capisce che sono cifre di un certo peso, a maggior ragione in tempi di crisi. Senza contare il fatto che il 25 per cento dei palazzi viene nuovamente sporcato. E questo perché, nonostante l’ordinanza del sindaco, che prevede 500 euro di multa per chi viene sorpreso a imbrattare i muri e nonostante la creazione da parte di Palazzo Marino di una task force antigraffiti, il fenomeno resiste. L’ultimo appello era del vicesindaco De Corato che aveva invitato i cittadini a sporgere querela contro chi imbratta i palazzi.