Danni a treni e stazioni: dopo un mese è già record

Nel 2007 Trenitalia ha eliminato i convogli speciali: così gli «hooligans» assaltano i vagoni dei pendolari

Scompartimenti devastati, vetri rotti, sedili sfondati, porte divelte. In Italia, su alcuni treni, alcune domeniche, capita. Se la squadra del cuore ha perso, se gli scontri con polizia o tifosi avversari non sono stati abbastanza duri da saziare la voglia di violenza, se semplicemente il viaggio è troppo noioso. Capita che i treni, dopo aver trasportato le tifoserie, debbano essere tolti dal servizio, portati nei capannoni e riparati a spese dei contribuenti. Questo quando va bene; cioè solo in quei casi in cui i danni sono riparabili. Perché capita anche che i tifosi optino per la soluzione radicale, e diano fuoco al convoglio. E in quel caso c’è solo da pagare per la rimozione dei vagoni carbonizzati e per il loro smaltimento come rifiuti.
Un rapporto travagliato quello tra le ferrovie nazionali e gli ultras. Un rapporto costoso per le tasche degli italiani, un rapporto che il Gruppo Fs ha da un paio d’anni deciso di recidere. «Con la fine del campionato 2006-2007» fanno sapere da Trenitalia «abbiamo abolito i cosiddetti “treni speciali”, che spesso subivano danneggiamenti ingenti, e anche le carrozze aggiuntive, speciali vagoni che incrementavano la capacità dei treni normali».
Una politica che ha dato subito buoni frutti: se nella stagione 2006-2007 i sedici treni speciali e le quattro carrozze aggiuntive date in mano ai tifosi hanno causato alle casse dell’azienda la perdita di un milione e 666mila euro, nella stagione successiva il trasporto delle tifoserie aveva portato addirittura a un attivo di 768mila euro. Galvanizzata dai risultati ottenuti Trenitalia, pochi giorni prima dell’inizio del campionato 2008-2009, aveva dato il via alla campagna «No ticket, no parti». L’intento dei vertici dell’azienda era quello di contrastare «quei sostenitori che vogliono seguire le partite della propria squadra senza pagare il biglietto». Iniziativa logica: dopo aver eliminato i danni, si cercava di ottenere anche i soldi dei biglietti. Ma la logica si è scontrata con i tifosi napoletani, che alla prima giornata di campionato hanno raggiunto la capitale via treno, sfrattando gli altri passeggeri - che avevano regolare biglietto - e causando ingenti danni al treno che li ha riportati a casa: 500mila euro. È bastata una sola giornata per invertire una tendenza positiva: alla quarta giornata del campionato 2006-2007, l’ultima che prevedeva i treni speciali, i danni causati dagli ultras erano «solo» 9.700 euro. L’anno successivo appena 500. Quest’anno sono già schizzati a quota 503.338.
Non è andata meglio alle società di trasporto urbano: discesi dal treno gli ultrà partenopei sono saliti sui mezzi della «Trambus Spa», che ha poi denunciato danni per 60mila euro. Un dato sopra la media anche per una metropoli come la capitale, dove i mezzi pubblici subiscono ogni anno danni per due milioni, dei quali la metà direttamente causati dalle tifoserie.