«Il danno mediatico è fatto Colpito perché davo fastidio»

«In tutta questa vicenda ho maturato una tristissima convinzione e cioè che il processo, e la condanna già scritta dai media, è stato già fatto attraverso la stampa. Con una campagna mediatica che ha distrutto gran parte delle persone che non hanno commesso nulla di male. Oggi, per quel che mi riguarda, essere considerato innocente o colpevole non ha alcun valore: il processo è stato celebrato ed è stato emesso il verdetto». Dopo la notizia del giudizio immediato, disposto per il premier Silvio Berlusconi, il direttore del Tg4 Emilio Fede ha affidato all’agenzia di stampa Ansa il proprio sfogo sull’inchiesta che lo vede indagato, insieme al consigliere regionale lombardo del Pdl Nicole Minetti e al manager Lele Mora, per favoreggiamento della prostituzione.
«Sai cosa farò - dice Fede, ironico, ma con un tono che non tradisce alcuna emozione o rabbia - andrò dai magistrati, dai giudici e dirò loro: “Signori cari voi sapete come stanno le cose decidete pure quel che vorrete, io mi avvalgo della facoltà di non rispondere”. Poi saluterò i magistrati come faccio con i telespettatori del mio Tg: “Vi ringrazio di avermi seguito, buona serata su Retequattro”». Il direttore spiega di avere accanto «una donna straordinaria che è mia moglie (la senatrice del Pdl Diana de Feo, ex giornalista del Tg1, ndr) che sa esattamente, passo per passo, quello che ho fatto. Mi è vicina e sa che non ho tradito la sua fiducia». Dice di aver sempre nutrito «un grande rispetto per la magistratura».
«Forse oggi tutti hanno dimenticato che era il mio Tg quello con i collegamenti di Paolo Brosio davanti al Palazzo di giustizia di Milano. Avevo un rapporto con tutti i pm di “Mani pulite”. Mi salutava persino la dottoressa Boccassini e conoscendo il suo carattere... Posso solo dire e ribadire che non ho commesso alcun tipo di reato, facciano pure quello che vogliono. Ma è talmente grave quello che è stato fatto e ci è stato fatto dal punto di vista mediatico, che ormai il danno è compiuto».
«Insomma - va avanti Emilio Fede - io non ho portato Ruby ad Arcore, non ci ho portato nessuno. E poi alcune di queste ragazze hanno rivelato che facevano le prostitute: avevano bisogno proprio di Emilio Fede? Io non credo. Ad Arcore io sono stato a cene del mio amico Presidente e sono onorato di esserci stato ed essere stato invitato. Ora posso capire il suo stato d’animo, quello dei suoi figli di cui pure sono amico. Ero amico anche di Veronica. Il presidente l’ho sentito circa una settimana fa e, pensa, che al telefono ha fatto coraggio lui a me. Mi ha detto: “Emilio sii forte della tua verità”. L’ho ringraziato e gli ho risposto che gli voglio bene».
«Consigli al Presidente? - dice - Non mi permetto di darne. Mi auguro solo che possa tornare ad essere sereno. Se posso dire una cosa che gli rimprovero è quella di essere stato troppo generoso. È un amico da 22 anni, ed è grazie a lui che ho avuto una seconda giovinezza, professionale si intende».
Fede parla ancora di aggressione mediatica «senza precedenti». E si chiede: «Cosa c’è dietro?». «Non mi riferisco all’inchiesta della procura - precisa - ma alla campagna di stampa. C’è stata invidia nei miei confronti. Sono un personaggio popolare, al culmine di una carriera durata oltre 50 anni. Insomma, davo fastidio: ripeto, se verrà dimostrata una sola delle accuse sono pronto a dimettermi».
A proposito di dimissioni: ma quanto c’è di vero in un ormai prossimo avvicendamento alla direzione del Tg4?
«Non c’è nulla di vero. Sono balle».
E a proposito del Tg4, a che posto della scaletta stasera (ieri sera, ndr) nel telegiornale è la notizia del processo a Berlusconi?
«Apriamo con Lampedusa e gli immigrati e la visita del premier in Sicilia, poi Napolitano, segue il dibattito interno a Futuro e Libertà e poi la notizia del rito abbreviato, si dice abbreviato no? Ah no, scusa scusa, rito immediato... Con la cronaca giudiziaria a volte faccio confusione».