Danno nomi falsi ma il gip li libera

Quando è il giudice a trovare la scappatoia dalla legge. È il caso accaduto a Torino nello scorso agosto. Il procuratore Raffaele Guariniello si è visto respingere dal gip la convalida del fermo di tre clandestini fermati dai carabinieri perché avevano a più riprese fornito nomi falsi. La norma, inclusa nel pacchetto sicurezza, prevede che scattino le manette per chi è colto in flagranza a fornire false identità. Ed ecco il ragionamento del gip: è vero che i tre clandestini hanno fornito nomi fasulli in passato, ma è impossibile sapere se l’ultima identità dichiarata ai carabinieri, quella del momento dell’arresto, sia anch’essa falsa. Dunque niente flagranza. E clandestini liberi. Di mentire ancora.