«Danny the dog», la storia del ragazzo-cane

È il momento dei saldi di stagione, di far uscire, cioè, sul mercato, una infinità di pellicole che rimangono nelle sale giusto il tempo di un amen. Guardate una qualsiasi pagina dei tamburini cinematografici e vi accorgerete, in sette giorni, di come cambino rapidamente i film; un carosello di titoli che non fa altro che mandare ancora più in confusione uno spettatore di per sé già demotivato dall’offerta. Cosi è se vi pare. Poi, ogni tanto, compare qualche film «pop corn» sul quale potete scommettere ad occhi chiusi per una sua permanenza un po’ più prolungata, come Danny the dog, il film tutto azione che segna il ritorno al lavoro di Jet Li con Luc Besson (che firma la sceneggiatura), dopo l’esperienza di Kiss of the dragon. È chiaro che avere come protagonista Jet Li è sinonimo di arti marziali, di spettacolari duelli, di combattimenti che sembrano coreografie.
In Danny the dog, Li è il cane del titolo; Bob Hoskins, capo di una banda di delinquenti, lo ha allevato fin da piccolo perché si trasformasse in un’arma micidiale; così, lo vediamo sguinzagliato in giro per Glasgow a estorcere denaro a malviventi ma anche a semplici commercianti. Dorme in una gabbia, mangia con le mani, non parla con anima viva. Un giorno, dopo un incidente, si ritrova libero finendo per essere accudito da un vecchio (e cieco) accordatore di pianoforti (Morgan Freeman) che lo aiuterà a percorrere la strada della redenzione. Non ci crederete, ma il film non è solo un menar pugni; esiste anche una sottile psicologia dei personaggi che emerge, rendendo il tutto meno scontato. Certo, pecche ce ne sono, però vista la stagione e ciò che passa il convento, almeno ci si diverte.
La stagione estiva è anche quella dove fioriscono maggiormente gli splatter, un genere che si è andato via via contaminando ma che, ultimamente, sembra voler strizzare l’occhio alle origini. Ne è un esempio il francese Alta tensione che dà subito l’impressione di essere un horror «Old style» e che si basa su una trama semplice ma sempre efficace; quella cioè della ragazza che si trova, sola e sperduta, a sfuggire, in tutti i modi, alla mania omicida del serial di turno. La sceneggiatura qualche buco lo riserva ma, onestamente, la tensione, in platea, si sente e, guardandosi in giro, capita di vedere più di uno spettatore con le mani sul viso intento a sbirciare, poco coraggiosamente, i fotogrammi più ricchi di pathos. È uno splatter e il sangue è l’elemento principale ma nel contesto del film e con qualche inaspettato colpo di scena, scorre via che è un piacere. Insomma, da consigliare ai giovani appassionati del genere ma anche a chi non sa che pesci scegliere tra il marasma di cui sopra.
I film più visti a Milano dal 6 al 12 giugno 2005
1) Sin City; 2) La vendetta dei Sith; 3) Quo vadis, baby?; 4) La diva Julia; 5) Le crociate; 6) Kung Fusion; 7) Quando sei nata non puoi più nasconderti; 8) La maschera di cera; 9) Le ricamatrici; 10) Alta tensione.
maurizio.acerbi@ilgiornale.it

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