Dante Bassetti: addio all’infettivologo

Fabrizio Graffione

Sotto al camice bianco la cravatta regimental, i pantaloni colore fumo di Londra e le scarpe nere. Dante Bassetti girava così per le corsie del San Martino e del Gaslini visitando i suoi pazienti, la stessa attenzione e dedizione per tutti: dai più grandi ai più piccoli. Nel suo studio di primario, invece, riceveva il pubblico spesso indossando un blazer blu scuro. I baffi grigi, ben curati, il tono pacato e le buone maniere, tanto da alzarsi, come abitudine, per aprire la porta all'ospite di turno. Poi la giornata non finiva: indossava nuovamente il camice e si recava ancora in laboratorio. Dritto, come faceva da oltre trent'anni, a fare una nuova ricerca su questo o su quell'altro antibiotico e vaccino. Intorno a lui un team di giovani medici e ricercatori, a cominciare dal figlio Matteo. Di libri ce ne ha lasciati una decina, con una tiratura di mezzo milione di copie. Uno di questi sta pure sullo scaffale della fiction «Un medico in famiglia» con Lino Banfi.
Ieri pomeriggio il gentleman genovese della medicina si è spento a Genova. Aveva sessantacinque anni. I colleghi, un pochino scherzando, un pochino seriamente, lo chiamavano il mago degli antibiotici, ma le sue non erano di certo alchimie. Anzi, molti suoi modelli e protocolli di cura, scientificamente corretti e provati, sono stati seguiti con successo da tanti altri medici.
Dante Bassetti era nato nel capoluogo ligure nel febbraio del 1940. Si era laureato in medicina alla facoltà di Genova nel 1964 specializzandosi quindi in malattie infettive e pediatria. Come aiuto primario aveva prima lavorato sia al Gaslini, sia al san Martino fino al 1979. In quell'anno lo avevano chiamato a Padova come primario del reparto di malattie infettive. Dopo Padova la città di Verona con lo stesso incarico nel principale ospedale e, quindi, il ritorno a Genova nel 1991. Il professore diventa primario al Gaslini e al San Martino, dove, praticamente dal nulla, costruisce un padiglione di malattie infettive a tre piani, ultramoderno e funzionale, un gioiello per la città che, presto, diventa uno dei punti di riferimento a livello nazionale ed europeo. Descrivere le sue scoperte in poche righe è difficile. Si era dedicato alla ricerca soprattutto degli antibiotici: praticamente ogni medico italiano ha nello studio uno dei suoi libri. Tuttavia era anche un camice bianco pratico, di quelli in prima linea. Tanto che aveva visto il primo caso di Aids in Italia, così come per la Sars e per lo stafilococco. Quando c'era un allarme o un'emergenza era uno dei primi ad essere chiamato come consulente al ministero della Sanità a Roma. Nel putiferio di simili eventi rilasciava dichiarazioni semplici, chiare e comprensibili per il pubblico, evitando di tirarsi indietro o di parlare troppo difficile. Anzi, quando era opportuno, per sdrammatizzare, sceglieva anche una battuta, ma senza esagerare.
Domani alle 10,30, nella cappella del San Martino, il funerale e l'ultimo saluto a uno dei migliori luminari genovesi.