Dante visto dalle donne E Ulisse diventa terrorista

Oggi al Teatro di Verdura lo spettacolo di Lucilla Giagnoni ispirato ai sei canti più noti di Inferno e Paradiso

Viviana Persiani

Un atto di preghiera laica, alla ricerca della salvezza dell’anima; così è definito dall’autrice Lucilla Giagnoni, lo spettacolo Vergine Madre, in scena questa sera al Teatro di Verdura, nella Biblioteca di via Senato. Dopo il debutto milanese al Teatro Verdi, la drammaturga fiorentina torna all’ombra della Madonnina con questo omaggio all’opera dantesca, nato da un intreccio tra i suoi racconti e le terzine dantesche. Canti, commenti e racconti di un'anima in cerca di salvezza. Sei tappe di un pellegrinaggio nel mezzo del cammin di nostra vita: il viaggio (primo canto dell'Inferno), la donna (Francesca il V), l'uomo (Ulisse, il XXXVI), il padre (Ugolino, il XXXIII), la bambina (Piccarda, il III del Paradiso), la madre (Vergine madre, il XXXII del Paradiso).
Come mai, un lavoro ispirato a Dante?
«Perché è colui che ha compiuto, attraverso la poesia, un percorso nella cosiddetta “Selva Oscura” alla ricerca di una luce. Per quanto mi riguarda, nasce da un’esigenza, da un atto di preghiera. Ritengo che la nostra epoca sia già una sorta di Apocalisse, dove la debolezza dell’individuo vaga nella precarietà di valori e sentimenti. Così, anch’io, sentendomi in questa “Selva Oscura” ho intrapreso un viaggio verso la salvezza».
E dov’è questa salvezza?
«Attraverso la poesia, ho compiuto un percorso per pulirmi l’anima, cogliendo spunto, proprio, dalla Divina Commedia. Dopo essermi resa conto che nelle tre Cantiche le protagoniste femminili sono una netta minoranza, ho voluto così dar voce alle donne».
Su quali basi ha scelto determinati canti?
«Il pubblico entrerà a contatto con sei canti della Divina Commedia, probabilmente i più noti, i più belli e con una certa valenza teatrale. Proprio in questo cammino, nel quale sono stata accompagnata da Dante, ho incontrato le mie figure parentali, le mie fiere, gli archetipi».
Quali?
«Francesca, rappresentante della donna per eccellenza, colei che finalmente riesce a raccontare la propria storia, personaggio che produce “pietas” narrando il proprio inferno; oppure, il conte Ugolino, uomo crudelissimo, paragonabile ad un Saddam, che però alla fine si riesce anche a compatire, rappresentante dei padri che tradiscono i figli».
E Ulisse?
«Abbiamo di Ulisse una visione eroica, ma raccogliendo racconti, testimonianze ed altro, emerge che si tratta del primo terrorista della storia. So che, forse, vado a disturbare i miti e che qualche purista probabilmente mi criticherà ma se vogliamo meglio analizzare le gesta di Ulisse, si tratta di un macellatore che ha fatto la mattanza dei Proci, di uno che si è camuffato sotto false spoglie per inserirsi nei sistemi».
Come si arriva alla salvezza?
«Quando Dante vede le luci delle stelle, sta a significare che ha raggiunto il Paradiso. Piccarda Donati è la bambina che porta alla salvezza della Vergine Madre, fine ultimo del viaggio. La Madre, quindi, è la figura di mediazione per arrivare a Dio. In questo modo ho riscattato le figure femminili e seguendo un suggerimento di Italo Calvino, in mezzo all’inferno ho cercato ciò che non è inferno, facendolo diventare bello e dandogli spazio».