D'Antoni: "Dopo i Knicks resuscito pure Gallinari"

Sei vittorie di fila per New York: non accadeva
dal ’99. Il tecnico italoamericano, artefice della rinascita: "Aspetto Danilo, ce la farà"

New York - L'ultima volta che i New York Knicks hanno vinto sei delle prime nove partite di campionato correva l'anno 1999. Un doveroso richiamo storico-statistico per una città reduce da una lunga astinenza e che proprio per questo comincia a voler bene a Mike D'Antoni. Perché super Mike, dopo aver rilanciato Phoenix con un titolo di coach dell'anno nel 2004/2005 e due titoli sfiorati, ha deciso di scommettere di nuovo, stavolta sulla Grande Mela. E a New York, dove la pressione mediatica e le speranze di una città che non vince un anello dal 1972/73 rendono la vita impossibile a chiunque, lui è già l'uomo giusto al posto giusto. «Non credo a questo tipo di storie - attacca con un mezzo sorriso e quel baffo fin troppo caratteristico -, quando ho deciso di voltare pagina ero cosciente della difficoltà e delle aspettative di una piazza come quella di New York, ma io so lavorare senza guardare in faccia nessuno».

Intanto, pronti via e sono già sei vittorie.
«Siamo una squadra tutta da costruire e quindi certi risultati vanno presi con calma. La strada è tutta in salita».

Perché passare da una squadra da titolo Nba ad una da rifondare?
«A Phoenix era finito il mio ciclo e quando mi ha chiamato New York ho deciso di dare fiducia ai programmi di Danny Walsh, il nuovo presidente che mi ha voluto a tutti i costi».

Ha lasciato Phoenix con qualche rimpianto?
«Non abbiamo vinto il titolo, ma abbiamo giocato un basket mai inferiore a nessuno».

Che effetto fa passare dall'Arizona all'Empire State Building?
«New York ha il suo fascino e in palestra c'è molto da fare».

Dopo una partenza come questa, cosa dobbiamo aspettarci da questi Knicks?
«Il nostro obiettivo è fare il salto di qualità. Per riuscirci dobbiamo formare un gruppo di giocatori con la loro identità, poi parleremo anche del futuro».

Danilo Gallinari che cosa c'entra in tutto questo?
«È un giocatore di talento, il migliore che potevamo prendere dal draft e mi dispiace che non sia ancora pronto per giocare, altrimenti lo avremmo già visto in campo».

Quanto inciderà nell'equilibrio di questi Knicks?
«Spero tanto, Danilo per le caratteristiche tecniche che ha è uno utile in varie parti del campo e chiaramente non vedo l'ora di inserirlo».

La sua schiena, però, non sta dando una mano a nessuno: si sa di preciso quando verrà il suo momento?
«Per almeno sei settimane deve stare a riposo, quindi vedremo. Purtroppo il problema è più complicato del previsto e pare che al momento non ci sia altro rimedio».

Tutti la fermano per strada e tutti continuano a farle sempre la stessa domanda: questi Knicks sono veramente una squadra cambiata in grado di centrare i play-off?
«Mi rendo conto che un po' tutti qui non aspettano altro e sono contento che affidino al sottoscritto le proprie speranze, ma ripeto, anche se vinciamo, la strada resta comunque tutta in salita».

Però questa New York gioca in maniera diversa e segna tanto.
«Sono felice che si veda la differenza. Certo, questa energia positiva va sfruttata, ma ci saranno altri momenti difficili».

Che cosa è rimasto dell'Italia ad un coach americano con doppio passaporto?
«Ricordi indelebili per la mia carriera. Ora sono qui e cerco di fare il massimo, ma è chiaro che in Italia ho vissuto degli anni molto intensi».