Una danza tra le dune per raccontare l’Africa

La «Salamon» espone sedici grandi foto dell’imprenditore Massimo Gatti

Adriano De Carlo

Quella di Massimo Gatti è davvero una figura singolare o forse, conoscendo l’istinto delle cose che caratterizza il popolo italiano, Gatti rientra semplicemente nella categoria degli italiani d’esportazione, quelli che fanno immagine Italia, quelli che producono, che svariano con talento in differenti direzioni, con quella sensibilità che in taluni è davvero straordinaria.
Massimo Gatti è soprattutto un imprenditore piuttosto conosciuto, un merchant banker (Ristrutturazioni aziendali), fondatore della finanziaria «Raggio di Sole» e che negli anni 80 ha lanciato con successo la griffe di abbigliamento Best Company. E seguita ad essere un imprenditore di successo. Ma alle sue peculiarità si è aggiunta come una folgorazione una nuova passione: la fotografia. Il che potrebbe far sospettare che si tratti di un’incursione velleitaria in un mondo dove l’immagine è probabilmente inflazionata. Ed emerge così la vera anima di Massimo Gatti, che rivela a se stesso e al mondo un talento sorprendente. Le sue fotografie sono emozionanti ed il suo amore per l’Africa si materializza attraverso il volto ed il corpo flessuoso della top model africana Alek Wek, che in ogni immagine sembra danzare sulle distese sabbiose di un’Africa sognata, abbacinate da una luce magica.
Sono 16 fotografie di grande formato che compongono la mostra dal titolo «Wind Shapes: Alek Wek in 16 immagini di Massimo Gatti», che dal 20 al 30 settembre avrà luogo presso la Galleria Salamon, via San Damiano 2.
Negli stessi giorni Gatti replica con immagini che testimoniano del suo talento, presentando appunto in contemporanea nella Galleria Cardi, quello che lui stesso definisce «un progetto artistico che racconta per immagini fotografiche la sofferenza e la fragilità della condizione umana». Una galleria di volti con il titolo emblematico «Borderline». Egli mostra i volti sofferti, ma non più sofferenti di chi ha attraversato l’inferno per farne ritorno. Caratteristico il taglio «strappato» delle foto, come nella fine di un rollino, con il rosso che drammatizza l’immagine. Appunto la linea di confine di chi ha saputo vincere la sua battaglia dandone testimonianza con il proprio volto.