DANZA DI MORTE al Carcano cercando il vero Strindberg

Marco Bernardi dirige la compagnia dello Stabile di Bolzano

Forse il titolo potrebbe creare diffidenza, ma se si pensa che, pur difficile, si tratta di uno dei testi più importanti del teatro moderno, varrebbe la pena di non lasciarsi spaventare dai temi trattati, abbandonandosi in balia della sonorità della scrittura impregnata di metafisica e di spiritualità di August Strindberg.
È il Teatro Stabile di Bolzano a presentare da questa sera Danza di morte da questa sera al Teatro Carcano, con Patrizia Milani al fianco di Paolo Bonacelli e Carlo Simoni; diretti da Marco Bernardi che, come una sorta di minatore è andato a scavare nella parola del drammaturgo svedese, riuscendo a lavorare, gli interpreti saranno portavoce della noia e delle passioni di una coppia, abituata all’inerzia della convivenza e poi sconvolta dall’arrivo di un vecchio amico.
«Per questa messinscena - spiega Bernardi - non mi sono avvalso di traduzioni già conosciute e trattate sulla scena; ritengo che nessuna, in realtà, sia partita dal testo originale e che comunque non abbiano rispettato le intenzioni dell’autore. Qualcuno potrà criticarmi per eccessiva filologia, ma il mio punto di partenza è stato proprio il capolavoro drammaturgico che Strindberg scrisse nel 1901 ispirandosi allo studio della teosofia di Swedenborg; affidando la traduzione ad un esperto di Strindberg, come Franco Perrelli, restituisco al pubblico quell’equilibrio interiore che raggiunse l’autore. Non volevo, infatti, mettere in scena lo strindberghismo, bensì Strindberg e il suo desiderio di trovare rifugio nella metafisica e nella spiritualità, senza avvalermi di uno stile interpretativo».
La pièce, incentrata sulla descrizione di due frustrazioni unite in un rapporto coniugale, va al di là del titanico scontro tra i due sessi, spingendosi oltre la banale e asettica quotidianità della coppia, relegata in una torre su un’isola del Mare del Nord; il capitano Edgar, al fianco di sua moglie Alice e l’ispettore in quarantena, Kurt, sono i protagonisti di una girandola di avvenimenti erotici, sentimentali e di simulazione che, leggendo, oltre la tragedia di un rapporto logoro, si sorride divertendosi.
«Strindberg amava le donne, - dichiara Patrizia Milani - anche se dalla messinscena ne sortisce un ritratto diabolico, fonte di tentazione. In effetti, Alice non è una figura positiva. É piena di personalità, di desideri inespressi, costretta a non frequentare la vita sociale dell’isola e al sopraggiungere del cugino Kurt, si accentua in lei la volontà di liberarsi dal giogo che da tempo la umilia e la mortifica».
«Sono felice che finalmente Bernardi non si soffermi a dire ciò che pensa, rispettando la volontà dell’autore - dice Bonacelli -. Purtroppo esiste una tradizione di registi che si avvale di interpretazioni personali, senza andare a scavare in profondità il pensiero espresso. Inoltre, come in questo caso, la genialità di certi drammaturghi sta nel suggerire anche l’approccio registico da adottare: pause, didascalie, appunti non sono mai casuali».