La danza si fa in quattro per la «Serata Mozart»

Igor Principe

Nella miriade di eventi che, in tutto il mondo, stanno celebrando i duecentocinquanta anni della nascita del genio musicale per antonomasia - Wolfgang Amadeus Mozart - pare impossibile rintracciarne qualcuno che abbia in sé il germe della novità tout court. Pure, ci si riesce. Basta guardare al Teatro alla Scala e al suo corpo di ballo, protagonista da domani al 23 giugno delle quattro coreografie che compongono il menu di Serata Mozart.
Il grado di novità è più o meno forte, ma comunque sempre presente. È massimo nella prima assoluta della nuova produzione di Fabrizio Monteverde, Vanitas, pensata per l'occasione; decisamente alto in Jeunehomme, del prematuramente scomparso Uwe Scholze, in prima nazionale; minore ma non meno intenso nelle sue restanti coreografie, Petite Mort e Sechs Tänze, firmate da Jirí Kylián, che per i ballerini guidati da Frederic Olivieri rappresentano un debutto assoluto.
«La struttura dei quattro balletti permetterà di sottolineare le qualità degli artisti evidenziandone le peculiarità - dice proprio Olivieri, direttore del corpo di ballo -. Accanto ai veloci, puntuti e guizzanti momenti di ensemble, un pezzo come Jeunehomme prevede un morbido e virtuosistico assolo e struggenti passi a due nel secondo e nel terzo movimento. Analoga varietà si può trovare in Petite Mort, con il suo fluido inanellarsi di momenti di gruppo e splendidi passi a due articolati su tonalità che vanno dal lirico all'appassionato, con momenti di pura aggressività».
Un programma, insomma, pensato per offrire la ribalta a tutti i calibri di cui è composto il plotone coreutico scaligero, a partire da Massimo Murru e Marta Romagna per arrivare a Gilda Gelati, Mick Zeni, Sabrina Brazzo, Riccardo Massimi, Chiara Borgia, Antonino Sutera.
Serata Mozart è innanzitutto un appuntamento per un'inedita apparizione collettiva dei ballerini della Scala, di solito in scena su rotazione. Ed è poi un modo per ricordare Schölze, assiduo collaboratore del teatro milanese, scomparso nel 2004 a soli 45 anni. La sua Jeunhomme fu creata nel 1986 per i Ballets de Montecarlo, e da noi arriva con un allestimento curato, nei costumi, da Karl Lagerfeld. Nell'iconografia mozartiana, invece, mademoiselle Jeunhomme è una giovane pianista francese che Amadeus incontra nel 1777, e che gli ispira il Concerto in mi bemolle maggiore KV 271, sulle cui note si conduce la danza.
Un'altra figura femminile, la regina Cassiopea, ha guidato Monteverde per Vanitas. Mito intriso di movimento, quello della regina condannata ad un eterno incedere per via della sua vanità, e quindi perfetto per essere adattato in danza sulla base del Concerto per pianoforte KV 428 e per l'aria da soprano Betracht dies Herz, dalla Cantata dalle Passioni «Grabmusik» KV 42.
Trattandosi di Mozart, non poteva mancare una parentesi ironica: la aprono e la chiudono Sechs Tänze e Petite Mort. Secondo Kylián, nell'atmosfera da burla che si respira sul palco per il primo lavoro, ripreso dalle Danze Tedesche mozartiane, c'è invece «un profondo richiamo alla relatività che pervade i valori umani». Quanto al secondo e alla sua vena scherzosa, basti dire che in Francia, con l'espressione «piccola morte», fanno riferimento ai piaceri dell'orgasmo.
A dirigere l'orchestra della Scala è Paul Connelly; al pianoforte, come solista, Takahiro Yoshikawa.