DAPPORTO, UN FALCONE BRAVO MA PREVEDIBILE

Si sa che la fiction, ormai, è il veicolo più immediato e popolare cui affidare la ricostruzione storica del nostro recente passato. Una responsabilità non da poco per chi produce, sceneggia e interpreta pezzi importanti delle nostre vicende più tragiche e complesse come quelle che hanno visto protagonista Giovanni Falcone (domenica e lunedì su Raiuno, ore 21). Agli esperti di questioni storico-giudiziarie il compito di vivisezionare verità e forzature di quest'ultima fiction che ha avuto un prevedibile grande ascolto, come sempre accade quando la televisione rende omaggio al coraggio di personaggi appena usciti dalla cronaca per entrare nella storia. Le polemiche non mancheranno, anche perché di rado una fiction ha fatto riferimento a un così fitto elenco di fatti altamente dolorosi e di personaggi in molti casi tuttora attivi sulla scena politica e sociale. Da un punto di vista più strettamente televisivo, occorre accennare a una certa delusione provocata dall'impianto generale dello sceneggiato, piuttosto monocorde nel suo sviluppo e povero di soluzioni narrative all'altezza delle aspettative. La regia ha dato l'impressione di puntare a un semplice compitino agiografico, come se il peso dei personaggi e degli argomenti in gioco imponesse, prima di tutto, di non correre troppi rischi e di mirare a rendere omaggio a Falcone nel modo più semplice ma anche prevedibile. È mancata la capacità, o forse la possibilità, di far stagliare la grande figura del magistrato all'interno di una sceneggiatura che volasse alto, che desse corpo a una costruzione narrativa alla sua altezza. Ci si è arrangiati deviando, nei momenti di difficoltà, sulla storia d'amore fra Giovanni Falcone e Francesca Morvillo che si è presa, forse, uno spazio superiore al dovuto ma indicativo del bisogno di salvarsi in corner. Chi ha ancora nella mente l'ottima resa qualitativa della fiction dedicata a Paolo Borsellino sarà rimasto probabilmente sconcertato nel vedere come è stato caratterizzato il grande amico e collega di Falcone cui ha dato ora il volto Emilio Solfrizzi, tratteggiandolo con un'indolenza e una remissività quasi caricaturale. Alla fine le note migliori sono arrivate dal protagonista, Massimo Dapporto, favorito dalla somiglianza fisica che lo lega a Falcone e da un'interpretazione giudiziosamente controllata, senza picchi eclatanti ma priva di sbavature. Elena Sofia Ricci è una brava attrice, si è calata con emozione nella parte ma non è colpa sua se, rinvio dopo rinvio, questa fiction ha finito per risultare contemporanea alla sua performance nei Cesaroni. Il che, forse, non le avrà creato problemi di identità. Ma a più di uno spettatore avrà ingenerato, se ne può stare certi, qualche stropicciamento d'occhi.