"Dare del mafioso al presidente va oltre la critica"

Avvocato Dominioni, lei come presidente dei penalisti italiani ha denunciato Di Pietro per aver offeso il capo dello Stato nel suo discorso di piazza Farnese, ma il leader dell’Idv dice che accetta la sfida e vincerà la causa.
«Non lanciamo sfide a nessuno: abbiamo posto una questione di rispetto della legge e di un comportamento che costituisce reato: quello di offesa all’onore e al prestigio del presidente della Repubblica».
Per Di Pietro non erano insulti ma critiche legittime, come quelle fatte in passato ad altri inquilini del Quirinale.
«Ho letto, come tutti, i giornali che riportavano le sue dichiarazioni e dico che non costituivano legittima critica né mera manifestazione di opinioni. Quelle frasi sono state dette alla piazza dopo che la polizia aveva rimosso uno striscione con la scritta: “Napolitano dorme”. Questo è stato lo spunto e il contesto, per cui era proprio al capo dello Stato che si riferivano i suoi insulti. La critica sta nei limiti posti dal codice penale, se si assimila il comportamento di Napolitano ad un comportamento mafioso, mi pare proprio che questi limiti siano superati. La cosa è ben diversa dal fare critiche, anche pesanti, al presidente della Repubblica, come è già successo».
L’Idv sostiene che la sua iniziativa è strumentale e definisce lei «avvocato della famiglia Berlusconi».
«Dire che il mio atto è strumentale perché in passato ho difeso uno dei membri della famiglia Berlusconi è la dimostrazione del modo bieco con cui in quel partito si affrontano i problemi della giustizia. La verità è che a un comportamento come quello di Di Pietro si deve reagire con fermezza, per tutelare la legalità».
Perché, secondo lei, il leader dell’Idv ha sferrato questo attacco?
«Il movente è il tentativo di impedire la normale attività delle istituzioni per arrivare a una riforma della giustizia, che lui cerca di impedire».
Perché?
«Perché non condivide la concezione autoritaria della giustizia di Di Pietro ed è, invece, d’ispirazione democratico-liberale. Il tentativo di screditare il presidente della Repubblica e il suo ruolo di garante arriva nel momento in cui la politica, pur faticosamente, sembra scrollarsi di dosso i condizionamenti del passato e avviare un dibattito».
Anche voi penalisti, però, ora protestate perché il governo non procede come vorreste sulla strada della riforma e lamentate troppi ritardi.
«Sì, perché dopo aver avviato il dibattito lo si lascia languire su proposte generiche, mentre è ormai il momento di passare a delle precise ipotesi e discutere di quelle con l’opposizione e con tutte le componenti del mondo della giustizia».