Dare della "toga rossa" a un giudice è diffamazione

Il tribunale di Milano ha condannato lo scrittore e politologo Giorgio Galli che, in un libro, aveva dato della toga rossa a Lorenzo Matassa, ex pubblico ministero ed ex consulente della Commissione Mitrokhin

Milano - «Toga rossa» può essere anche un’offesa. L’essere considerati magistrati di sinistra non ha sempre accezioni positive, ma, in determinati contesti, può assumere «valenza diffamatoria» e «certamente denigratoria», specie se la si usa nei confronti di un magistrato che con la sinistra non ha nulla da spartire. È questa, in estrema sintesi, la motivazione con cui il giudice unico della prima sezione civile del Tribunale di Milano, Giuseppe Tarantola, ha condannato lo scrittore e politologo Giorgio Galli e la casa editrice Baldini Castoldi Dalai a pagare cinquemila euro a Lorenzo Matassa, ex pubblico ministero di Palermo ed ex consulente della commissione parlamentare Mitrokhin. La sentenza riguarda alcune righe del libro «Piombo rosso», scritto da Galli per la casa editrice milanese.

Matassa veniva citato a proposito della morte del tecnico informatico Michele Landi, trovato morto nella sua abitazione e -secondo il magistrato- «suicidato dai Servizi segreti». In questo contesto, Galli definiva il magistrato palermitano «una toga rossa, di quelle particolarmente sgradite al presidente del Consiglio (in carica, quando fu scritto il volume, c’era Silvio Berlusconi, ndr) e ai suoi giornali».

"Il termine ha assunto una valenza negativa" Il giudice Tarantola scrive nella sentenza che, pur essendo ammissibile il «diritto del magistrato, come cittadino», di esprimere idee politiche, «il termine ha assunto una valenza negativa, venendo utilizzato per sottolineare atteggiamenti ritenuti non imparziali di alcuni magistrati». Toga rossa è dunque frase denigratoria, in questo senso, ma «l’espressione si è volgarizzata» e il tribunale milanese le riconosce anche una valenza positiva, dato che è stata estesa anche ai «casi in cui un magistrato non si fermava alle apparenze ma ricercava la verità ad ogni costo, incurante di richiami prudenti e conformistici, spesso provenienti da altri poteri dello Stato». Così inteso, il senso di toga rossa sarebbe «certamente non denigratorio». Matassa è però un magistrato tutt’altro che di sinistra: fu consulente della Mitrokhin e a Palermo era stato l’unico pm a incriminare l’ex sindaco di centrosinistra, Leoluca Orlando, per i restauri infiniti del teatro Massimo. Accuse da cui Orlando fu poi assolto con sentenza ormai definitiva e che comunque attirarono sul magistrato critiche e attacchi da sinistra, anche dall’interno del suo stesso ufficio.