Daria Bochana

Contrariamente a quel che si potrebbe pensare di primo acchito, il nome Daria è presente negli annali della santità in ben quattro figure. Stranamente, però, tre di loro sono irlandesi, mentre solo una, la più antica, è italica. Quest’ultima era una bellissima e coltissima vergine vestale di Roma, richiesta da un certo Polemio di Alessandria di far rinsavire suo figlio Crisanto che, mandato a studiare a Roma, si era fatto cristiano. Invece accadde che fu lui a convertire lei e, per soprammercato, i due si innamorarono e si sposarono. Accusati davanti al prefetto, i due furono dati in custodia a un tribuno. Solo che, a colpi di miracoli, quelli convertirono l’ufficiale, la sua famiglia e tutta la coorte. A quel punto l’imperatore si scatenò e finirono tutti ammazzati, cominciando dal prefetto e terminando con i due santi sposi, che vennero torturati e infine sepolti vivi (la sorte delle vestali infedeli) lungo la via Salaria. Delle altre Darie, in compenso, si sa pochissimo. Una sarebbe vissuta tra la fine del V secolo e gli inizi del VI: era una vergine consacrata e faceva parte del gruppo di monache dirette da s. Brigida. Pare che questa Daria sia morta all’età di ottant’anni. Un’altra Daria è ricordata dai martirologi irlandesi insieme a Derbilia, figlia di s. Cormaco. Entrambe appartenevano al clan reale dei Fiachra del Connaught e vissero nel VI o nel VII secolo (qualcuno avanza l’ipotesi che Derbilia abbia fatto parte del gruppo che accompagnò s. Colombano nei suoi viaggi). Infine, c’è la Daria di oggi, Daria Bochana di Donegal, vedova. Ed è tutto quel che se ne sa.
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