La dark comedy con la firma di Shakespeare

«Misura per misura», un dramma problematico

Andrea Indini

Scritta nel 1604 da Shakespeare, la «dark comedy» Misura per misura, in questi giorni alla Sala Fontana, è stata definita da molti critici «un dramma problematico pervaso da contraddittorie pulsioni», un gioco teatrale che vuole fare da specchio a un mondo senza certezze e sempre più in cerca di un nuovo significato per la giustizia, l'autorità, la morale, la pietà e la dignità umana.
Lo spettacolo, diretto da Fabio Sonzogni con l'aiuto di Mauro Babini, si svolge interamente al cospetto di una presenza-assenza, quella del duca Vincenzo (Gabriele Parrillo) che, in qualità di attore e regista, ordisce la trama e gli sviluppi dell'azione nelle vesti di giudice supremo e divina provvidenza: sentendosi colpevole della mancanza d'ordine e di regole morali nella sua città decide di lasciarne il governo al suo vicario Angelo (Giovanni Franzoni). In realtà, con il pretesto di partire in missione, si traveste da frate e resta nell'ombra per osservare l'operato del vicario.
Tragicamente ambiguo è anche Angelo, il despota puritano inflessibile nell'applicazione della legge, ma ben presto artefice di un turpe ricatto. E così anche Isabella (Cristina Spina), la vergine virtuosa, e suo fratello Claudio (Alessandro Quattro), il condannato, sono colti nella loro comune incapacità di distinguere tra la giustizia e la pietà, tra il peccato e la virtù. Sullo sfondo una Vienna oscura, decadente, abitata da mezzani che rivendicano il proprio spazio e le proprie ragioni.
Misura per misura è una commedia ambigua e particolare, un altro capolavoro del drammaturgo inglese che, come per tutte le sue pièce, risulta essere attualissimo pur essendo stato scritto quattrocento anni fa. «Shakespeare - spiega il regista Sonzogni - utilizza il duca come la suprema parodia del pasticcione comico, che porta l'ordine in una Vienna incapace di tollerarlo. Ma che cos'è la Vienna del duca se non la Londra di Shakespeare, la nostra New York o qualsiasi altro disordine fondamentale dell'umano?».
Il tema centrale, la giustizia, viene dipinto come un esercizio marcio, un potere assoluto torbido e ipocrita che distrugge e corrompe l'animo di chi lo esercita. «Alla fine dello spettacolo - conclude il regista - rimarrà solo Bernardino, un dissoluto assassino, incurante di tutto e di tutti, unico burattino sfuggito al controllo del duca».