La Darsena in ostaggio dei no global

Vi scrivo in merito al degrado e all’abbandono completo da parte delle nostre istituzioni della zona Navigli-Darsena, ormai ostaggio di centri sociali (che svolgono rave party anche fino alle 8 del mattino) e di gente che, con l’applicare il relativismo etico, crede di avere diritto di fare qualunque cosa (urinare sui muri, spaccare bottiglie, gridare improperi di ogni genere).
Ho trent’anni e, a seguito di qualche viaggio all’estero, ho constatato che Milano è sempre più lontana da potersi definire una grande capitale europea, pare invece più vicina ai grandi agglomerati senza regole del Sudamerica. Non mi riferisco solo al degrado urbano (graffiti, mancanza di illuminazione, nessun progetto di valore, assenza di trasporto pubblico) ma alla maleducazione e mancanza di rispetto che questa città accetta e, anzi, incentiva (vedi le notti bianche e l’apatia delle forze dell’ordine).
La città ha ceduto gli immobili del centro a banche e assicurazioni che non si degnano di regalarle niente, neanche un lampione. I grandi imprenditori di Milano non passeggiano sui Navigli, vanno a New York, Londra, Hong Kong. Dove sono i mecenati? Chi vuole ancora bene a questa città? Noto con dispiacere che per ogni nuova proposta si ascoltano le opinioni dei tassisti, della gente che viene da fuori, dei commercianti, e i cittadini? Il cantiere della Darsena è abbandonato e sembra che qui viga la regola del «liberi tutti», chissà...