Le date che fanno tremare Prodi

Roma - Alchimie e incastri di calendario sono all’ordine del giorno. Così come si succedono, quasi quotidianamente, riunioni affannose tra i capigruppo dell’Unione per studiare i tabulati delle presenze probabili e delle assenze possibili nell’aula del Senato. È questa la fotografia di una vita parlamentare sempre più perigliosa e di un’assemblea dove la maggioranza di centrosinistra è sempre più appesa a un filo. Le difficoltà sono evidenti. La scorsa settimana i lavori sono stati interrotti per consentire ai Ds di discutere la mozione congressuale dell’ala fassiniana. E ora ritorna, come un fiume carsico, la proposta di organizzare l’attività di Palazzo Madama in sessioni, concentrando i lavori d’aula in una sola settimana. La situazione, peraltro, non andrà certo migliorando nelle prossime settimane, visto che a breve si entrerà nel vivo di un inverno che si annuncia molto caldo. Il calendario semina sul cammino della maggioranza più ristretta della storia della Repubblica alcune trappole affilate. La politica estera, ad esempio, resta un buco nero che inghiotte ogni simulacro di unità del centrosinistra.Eil prossimo21 febbraio Massimo D’Alema sarà chiamato in aula a discutere delle mozioni presentate dalla Cdl dopo l’ordine del giorno sulla base di Vicenza su cui la maggioranza è caduta. L’Unione, con ogni probabilità, si blinderà con un testo di compromesso, ricco di ambiguità, al quale D’Alema si atterrà strettamente. Ci sono, poi, altri nodi intricati che la maggioranza dovrà cercare di dirimere. Martedì prossimo, ad esempio, in commissione inizierà la discussione sui «Dico», il provvedimento su cui il livello d’allarme è più elevato. Così come, prima o poi, visto che manca ancora una proposta governativa, l’aula di Palazzo Madama dovrà occuparsi delle pensioni e dell’annosa questione dello «scalone », ovvero il passaggio da 57 a 60 anni dell’età pensionabile. Altro provvedimento che fa correre qualche brivido è quello relativo alle liberalizzazioni. C’è un piccolo problema, però: a dieci giorni dalla presentazione del provvedimento in Consiglio dei ministri non c’è ancora alcun disegno di legge depositato alla Camera o al Senato. Un modo come un altro per disinnescare il pericolo di finire in minoranza a Palazzo Madama.