«Dateci l’apostata o uccideremo Torsello»

Nuova telefonata di Gabriele a Emergency: «Ora sto così così...»

Fausto Biloslavo

«Uccideremo l’ostaggio se non ci consegnate l’apostata Abdul Rahman» che si è rifugiato in Italia. L’ultimatum dei rapitori di Gabriele Torsello, sequestrato giovedì scorso nell’Afghanistan meridionale, fa tremare i polsi. Lo Stato italiano non potrà rimandare in patria il convertito afghano che a fine marzo aveva ottenuto asilo politico nel nostro paese dopo essere stato condannato a morte a Kabul, perché era diventato cristiano. L’ultimatum scadrà domenica notte, ultimo giorno di Ramadan, il mese di digiuno islamico.
La telefonata dei rapitori è stata fatta ieri, verso le 20.30 locali, le 18 in Italia, a Rahmatullah Hanefi, il responsabile afghano della sicurezza nell’ospedale di Emergency a Laskargha, dove Gabriele è stato visto l’ultima volta prima del suo rapimento. Secondo il sito Peacereporter, costituito da giornalisti pacifisti che hanno contatti con i talebani, i rapitori hanno chiesto la consegna di Abdul Rahman, evidentemente per giustiziarlo, in cambio della vita del fotografo free lance. «Altrimenti lo uccidiamo» sono le parole testuali usate dai sequestratori nei confronti di Gabriele.
Il responsabile della sicurezza di Emergency nella turbolenta provincia di Helmand, dove è sparito l’taliano, ha parlato brevemente anche con l’ostaggio. «Mi ha detto che stava così così. Mentre il giorno prima sosteneva che si sentiva bene», ha raccontato Rahmatullah. Purtroppo l’afghano di Emergency ha anche aggiunto che «i rapitori si sono mostrati irremovibili nella loro richiesta e hanno detto che non vogliono sentire parlare di soldi».
I sequestratori hanno spiegato che «a noi interessa solo che Abdul Rahman venga riportato qui. Vogliamo concludere questa vicenda prima della fine del Ramadan». La stranezza è che Torsello si era professato musulmano con gli stessi rapitori. Difficile che degli integralisti scambino un “fratello” islamico con un “infedele” convertito. Lo ha fatto notare anche l’unico prete di Kabul, monsignor Giuseppe Moretti, pastore di una piccola chiesa all’interno del perimetro dell’ambasciata italiana. «La richiesta dei rapitori mi sembra illogica - osserva monsignor Moretti -: capirei se avessero preso un italiano cattolico e chiedessero lo scambio con un cristiano convertito. Ma Torsello sembra professarsi musulmano, dunque lo scambio non regge». Secondo il vescovo «se lo Stato italiano ha garantito l'asilo politico a Rahman, i rapitori non possono credere che il governo accetti questo tipo di ricatto».
Nella precedente telefonata ad Emergency lo stesso Gabriele aveva detto che i rapitori lo avevano spostato dal luogo del sequestro, avvenuto sulla strada che da Laskargah porta a Kandahar. Il portavoce “ufficiale” dei talebani per la zona di Helmand e Kandahar aveva smentito qualsiasi coinvolgimento sostenendo addirittura che i suoi avevano accompagnato il fotografo a scattare immagini nelle zone dove si è combattuto contro le truppe della Nato, come Musa Qala. Proprio in questo distretto è stata registrata, però, una spaccatura fra le milizie talebane: da una parte gli studenti guerrieri contrari agli attentati kamikaze che provocano molti morti fra i civili e dall’altra gli oltranzisti filo Al Qaida pronti a qualsiasi azione terroristica. Inoltre nella zona dove è stato rapito Torsello l’intelligence aveva segnalato l’arrivo di rinforzi dall’Est, dove sono forti i tagliagole di Gulbduddin Hekmatyar, uno dei più feroci signori della guerra afghani, e le cellule di Osama Bin Laden. Sarebbero arrivati anche diversi mullah, con l’obiettivo di aizzare la popolazione in nome della guerra santa. In questa trappola è finito il fotografo italiano ed i suoi rapitori hanno ammesso di far parte di un’ala scissionista dei talebani. L’unica speranza è che l’ultimatum sia solo una messinscena per alzare la posta.