DAVERIO PORTA LA FANTASIA IN CITTÀ

Fra 50 anni il 75 per cento della popolazione mondiale vivrà in città, e il problema del «come» costruirle, già di grande attualità a causa degli effetti dell’edilizia selvaggia e del cattivo gusto imperante, risulterà una priorità assoluta. Alla città e al suo sviluppo architettonico futuribile ha dedicato una bella puntata Passepartout (domenica su Raitre, ore 13.15), settimanale di arte e cultura condotto da Philippe Daverio di cui ci siamo occupati in più di una circostanza e che è ormai giunto alla sesta edizione. La puntata si è conclusa con una sorta di «appello» di Daverio: alleviamo fin da piccoli i cittadini alla qualità dell'architettura, in modo che poi sappiano usare la fantasia e reinventino loro stessi lo spazio «spostando le cose» e ottenendo risultati più divertenti del previsto. La puntata, alla resa dei conti, si è rivelata un viaggio curioso alla ricerca dei modi migliori per «reinventare» le città, prendendo spunto dalle proposte osservabili alla Biennale di Venezia e alla Mostra Internazionale di Architettura di Francoforte. Proprio la città tedesca è stata presa da Daverio come esempio di sviluppo edilizio in cui lo stile antico ha forgiato quello moderno, riuscendo a far convivere razionalità e fantasia, sfruttando i disastri dei bombardamenti della seconda guerra mondiale come un’opportunità per edificare ex novo, là dove altre città europee (come ad esempio la stessa Milano) hanno invece dato l'impressione di voler abbandonare a se stesse le rovine della guerra. Ricca come al solito di annotazioni intelligenti e di un linguaggio alla portata di tutti, questa puntata di Passepartout non ha mancato di rivelarsi - e non potrebbe essere diversamente - come un'occasione che Daverio si prende non solo per spaziare con cognizione di causa negli argomenti trattati attraverso una puntuale collocazione storica e sociale, ma anche per togliersi lo sfizio di «far passare» i propri gusti e le proprie personali convinzioni. Così, ad esempio, Daverio ci ha fatto ottimisticamente sapere che saranno i dettagli a salvarci, almeno nel campo dell'architettura futura. Sarà la qualità dei materiali impegnati nella costruzione, sarà l'arte del «tocco» e della fantasia, mentre non dovremmo farci troppe illusioni sulla possibilità di scampare alla tendenza bulimica dell'edilizia e all'abitudine di costruire case «in serie», all'apparenza uguali. Daverio ripone uguale fiducia nella possibilità che i grandi architetti riescano a «contaminare il gusto collettivo», e in attesa che una puntata notturna di Passepartout (quelle che si svolgono attorno a una tavola apparecchiata) apra il dibattito sulla questione, non resta che sperare che questa idea rinascimentale trovi conferma nel prossimo futuro.