DAVERIO RE DELLA CHIACCHIERA COLTA

Philippe Daverio è uno di quei personaggi che se non ci fossero bisognerebbe inventarli. Capita poche volte di pensarla così, soprattutto riferendosi all'ambito dei personaggi tv cui egli, volente o no, appartiene. Eppure Daverio - e se ne ha l'ennesima conferma in Notturno con panettone, edizione natalizia di Passepartout (martedì su Raitre, ore 23,20) - riesce ogni volta ad aggiungere qualcosa alla sua nota capacità di veicolare la cultura senza farne un recinto per iniziati, noiosetto e supponente. L'idea di riunire gli invitati attorno a una tavola imbandita con tanto di panettone e qualche sorso di vino consente di dimostrare, grazie al clima conviviale che la «chiacchiera culturale» buca lo schermo e ha piena dignità televisiva. È un ulteriore modo per sdoganare la tv colta spolverandola dal pregiudizio secondo cui esiste una incompatibilità di fondo tra il mezzo televisivo e la capacità di approfondimento, se non a prezzo di un calo di attenzione. La tv che fa Daverio è di quelle che riescono nel miracolo di coniugare informazione e vivacità, divulgazione e riflessione, belle immagini e sostanza dialettica. Capita anche che gli ospiti si lascino andare a qualche confessione semplice e diretta. Come Giorgio Bocca che, in vino veritas, non ha timore di ammettere senza equivoci di essere stato fascista (anche se questo già si sapeva) e persino di essere un piemontese «che si lava poco» (e questo scoop cade invece come un fulmine a ciel sereno). Il primo di questi speciali natalizi aveva un titolo adatto all'atmosfera conviviale («Chiacchiere savoiarde») e ci ha condotto attraverso i principali luoghi dove ha preso forma la dinastia dei Savoia, dalle ricche regge di Moncalieri al castello del Valentino, da Chambery ai palazzi della Sardegna fino al castello di Sarre in val d'Aosta. Daverio, come domanda che fa da spunto a queste nuove puntate, si chiede perché non ci interessi granché della nostra storia patria, e partendo da qui porta il suo contributo per invertire la tendenza. Lo fa mischiando rigore e leggerezza, sottolineando ad esempio, nel farci vedere il castello di Moncalieri, che non si deve dimenticare di mostrare i bagni, le cucine, i pertugi e le scale attraverso cui il re, quando ne aveva voglia, saliva a «visitare» le cameriere. C'è modo e tempo, tra una fetta di panettone e un bicchiere di vino, per qualche gustosa riflessione che vede d'accordo Daverio e i suoi ospiti (oltre a Bocca, Riccardo Chiaberge e Natalia Aspesi) sul fatto che si sappia poco del Piemonte e della ricchezza della sua storia anche per colpa della Fiat, la cui immagine strabordante ha finito per appiattire ogni altro valore della piemontesità.