Davi e Lumet svariano sul sogno americano

da Roma

Variazioni sul tema del sogno americano («Vince chi muore più ricco», lo definì Robert Redford con felice sintesi), The Dukes («I duchi») di Robert Davi e in Before the Devil Knows You're Dead («Sei morto prima che il diavolo sappia») di Sydney Lumet optano il primo per la commedia criminale, il secondo per il dramma truculento. Son film ben realizzati, che circondano i personaggi di fitti rapporti familiari o amichevoli: ma sono superflui e giustificano la loro esistenza coi passaggi nei festival - la Festa di Roma li ha infatti presi - e nelle ore tarde delle tv.
Attore specializzato in ruoli di cattivo, Davi esordisce in The Dukes come regista e produttore, oltre a recitare accanto a Chazz Palminteri e a Peter Bogdanovich, che ha il ruolo di procuratore degli altri due, componenti di un gruppo musicale un tempo di successo, The Dukes appunto. Il loro presente è una magra età matura: ma, perso un dente, trovata un'idea, perché gli odontotecnici hanno molto oro... Finito un successo, si può rubare quello altrui.
Lumet invece va molto più sul pesante, con un dramma familiare che parte dalle debolezze di un figlio (Philip Seymour Hoffman), a rischio galera per appropriazione indebita; dall'incapacità del fratello (Ethan Hawke) di rapinare da solo la madre gioielliera, per approdare alla strage indiscriminata. Le propaggini del tarantinismo hanno dunque raggiunto anche Lumet, il regista che mezzo secolo fa firmava La parola ai giurati, opera che ancora all'ultima Mostra di Venezia echeggiava in 12 di Nikita Mikhalkov.
I giurati, quelli veri, sono stati chiari con Mumia Abu Jamal, giornalista, ma soprattutto Pantera nera, condannato nel 1982 per l'uccisione di un poliziotto. C'è chi non crede alla sua colpevolezza, come Marc Evans, che al suo caso ha dedicato uno di quei film semi-documentari che allignano nei festival: In Prison My Whole Life. La forma è quella dell'inchiesta e c'è molto da divertirsi, ma nemmeno da annoiarsi: almeno s'impara qualcosa sulla repressione politica e sulla severità carceraria.