Davi: «Pd sconfitto dal suo snobismo Preferiscono i salotti alle fabbriche»

Gli accessi ai ministeri dovrebbero essere regolati dai tornelli, che non sono ancora stati installati per il veto delle Rsu

da Milano

Klaus Davi, la sinistra deve fare una rivoluzione antisnob se vuole sopravvivere. Lei lo disse 4 anni fa.
«Già allora era chiaro che questa è l’unica strada per recuperare il consenso popolare. L’esempio da seguire è quello di Tony Blair. Ebbe il coraggio di dire agli intellettuali inglesi come Ken Follett che non aveva bisogno di loro come intermediari, che voleva avere un contatto diretto con la gente. Suscitò molte polemiche, ma fu una mossa giusta. Ma la Annunziata lo scopre solo ora».
Lucia Annunziata?
«Sì, sulla Stampa scrive che il popolo della sinistra odia i simboli del potere. Brava, se ne accorge adesso. Quando lo dicevo io nel 2004 mi prendevano per sciocco, un eccentrico. E pensare che avevo anche avvertito qualche leader».
Chi?
«Piero Fassino, Pierluigi Bersani. A Fassino, cui dal 2002 al 2006 ho fatto da consulente, dissi che non era il caso di andare nei salotti romani, che doveva andare tra la gente. Lui condivideva questa cosa, ma alla fine la tentazione si dimostrò forte. Basta guardare l’archivio di Dagospia e vedere chi c’era nel 2006 dalla Angiolillo (Maria Angiolillo, il più famoso salotto romano, ndr).
E Bersani?
«Lo avevo messo in allarme, lo incontrai a Fiumicino e mi disse: “I salotti non sono la nostra gente”. Ma nella sua testa pensava: io sono un genio della politica, cosa vuole insegnarmi questo?».
Insomma non li ha convinti.
«Ma devono capire che il politico è il primo testimonial della sua politica. Se lui non applica le teorie di austerità che sostiene allora è il primo a non rendere credibile il suo programma».
Ma da dove arriva questo snobismo della sinistra italiana?
«L’origine è il dalemismo. Stiamo pagando ancora le colpe di D’Alema. Hanno pensato che la normalizzazione dell’ex Pci passasse dai salotti. Invece no. L’elettorato di centrosinistra è calvinista, rifiuta questi simboli. L’ingresso di D’Alema nei salotti fu venduta come una novità. Invece è proprio da lì che è nata questa degenerazione».
Tutta colpa della barca a vela.
«Quello poi... Qualunque politico di buon senso non avrebbe comprato la barca a vela. Questa si chiama arroganza e cecità. E poi si meravigliano dell’impopolarità. Anche quando hanno alzato le tasse si sono sorpresi: la gente deve capire che è giusto essere tartassata, pensavano. Ma è folle. Prodi è caduto su questo. È un atteggiamento professorale, vendicativo, il popolo per loro non ha mai ragione. E quindi ora staranno all’opposizione cinque anni».
Anche Veltroni è così?
«Secondo me non c’è alternativa a Veltroni, può essere ingenuo ma ha fatto scelte coraggiose. Ma anche molti errori. Il comizio con la Ferilli, la Dandini, il duetto con Clooney. Ma come gli è venuto in mente? Cosa hanno da dire un’attrice miliardaria, una presentatrice tv, un attore hollywodiano? Che testimonial sono? La gente non la conquisti certo così. Se vuoi cambiare stile allora fai un comizio con i precari, con gli operai. I personaggi famosi possono influire, ma non certo quelli».
E quali allora?
«Penso a uno come Jerry Calà, per esempio, che nei locali della Versilia ha lanciato per mesi strali contro il governo Prodi, galvanizzato dal consenso che su questo tema trova nel popolo delle discoteche».
Altro che «Loft» e «caminetti» del Pd.
«Ma la gente non sa nemmeno cos’è un loft. Come lo slogan “I care”, assurdo nel Paese europeo in cui si parla meno l’inglese. Ma la cooptazione dei vip e dei privilegiati è stato un errore molto peggiore. Come quello di snobbare le radio di musica dance, quelle per il popolo della discoteca per intenderci, 6 milioni di persone secondo l’Istat. Il Pdl e la Lega hanno fatto spot elettorali su queste radio, il Pd no. Perché considerano deficienti le persone che vanno nei locali o in discoteca».
Dopo questa batosta avranno capito?
«Secondo me no. Non leggo autocritiche. Anzi, mi fa specie che uno come Bersani scarichi la responsabilità su Veltroni, proprio lui che è plenipotenziario del Pd in Emilia-Romagna dove la Lega ha avuto un risultato eccezionale».
D’Alema dice che se votassero solo le persone colte il Pd vincerebbe.
«È D’Alema che dovrebbe leggere qualche libro in più. Dovrebbe ritirarsi. L’unica speranza per il centrosinistra sta nel ricambio. Con quella gente non si può più fare nulla».