David Bisbal: «Sono il Ricky Martin del nuovo flamenco»

Nel 2005 a sorpresa ha dominato la classifica americana

Paolo Giordano

da Roma

Innanzitutto bisogna presentarlo: oggi David Bisbal è lo spagnolo più amato dopo il premier Zapatero, i supercalciatori Raul e Ronaldinho e l’actor Antonio Banderas. Detto così, anzi detto dall’agenzia Ibl news, è roba per la rubrica chissenefrega. In realtà Bisbal, che non è solo un «favorito de las mujeres» ma è pure intonato, è stato un finalista del reality show Operación Triunfo, che è il programma-palestra nel quale si mettono in gara gli aspiranti cantanti. Lui è arrivato fino in fondo, in tre anni ha venduto più dischi di chiunque altro in Spagna ed è quindi il primo cantante europeo a essere diventato un peso massimo grazie alla tivù, ormai autopromossa (o retrocessa) a talent scout del pop. Quarant’anni fa l’Ed Sullivan Show si limitò - si fa per dire - a sdoganare in America i Beatles già famosi qui da noi. Ora un programma di prima serata prende uno sconosciuto ventiduenne di Almería, che marinava la scuola per cantare nella sgangherata Orquesta Expresiones, e in quattro e quattr’otto lo trasforma in un idolo. Il bello è che stavolta non ha fatto torti a nessuno: il favorito delle donne spagnole ha calato le carte in regola, canta e balla come si conviene, e tutt’al più dovrà dare una regolata al repertorio, ancora inzaccherato da troppo folclore zuccheroso (ma ora sta per pubblicare un ciddì per il mercato internazionale e chissà). Camminando qui a Roma sui Fori Imperiali prima di entrare in studio come ospite di Raffaella Carrà, David Bisbal è finito senza pietà nel mirino dei turisti (spagnoli), che lo hanno pedinato con flash e richieste di autografi. Sarà, dicono, il nuovo Ricky Martin. Per ora, piaccia o no (a molti no), è il pioniere di un’epoca.
David Bisbal, si sente ancora addosso il marchio della televisione?
«Perché? Io ho sempre vissuto per la musica. Mio padre, che ora è orgoglioso di me, voleva che io continuassi a studiare ma io nella mia vita ho sempre e solo cantato. Sono stato molto fortunato ad avere l’esperienza di Operación Triunfo, ma comunque avrei continuato a cantare nella mia orchestrina. Che emozione ritrovarsi dietro solo a Zapatero e Ronaldinho come popolarità».
Bello, romantico, scatenato: ora la paragonano addirittura a Ricky Martin.
«Di sicuro Ricky è molto vicino alla mia musica, abbiamo gli stessi ritmi e penso anche la stessa attitudine di vita. Ma Julio Iglesias è del mio Paese, è lui il mio idolo».
Non è un po’ datato?
«Sembrerebbe, ma se ci pensi bene la mia musica è un misto tra pop e flamenco, che è nel dna di noi andalusi. Io ballo il flamenco, nella spiaggia davanti a casa mia ad Almeria ogni estate ci sono feste di flamenco: per me è impossibile farne a meno».
La stampa spagnola dice che lei ha già guadagnato un milione di dollari.
«Con esattezza non lo so. Ma con i primi soldi ho finito di comprare la casa e ho fatto un regalo ai miei genitori».
Però oggi vive a Miami.
«Solo perché sto registrando il disco. In realtà da lì posso raggiungere tutti i paesi americani, mentre dalla Spagna “tengo sotto controllo” tutta l’Europa».
Ad Amore di Raffaella Carrà lei ha cantato Ave Maria, che è il suo primo successo.
«È stata lei a invitarmi. Ci siamo incontrati due anni fa a Madrid e già allora mi fece un bel po’ di complimenti. Anche se è la prima volta che vengo in Italia, ho già avuto molti contatti. Durante una delle ultime puntate di Operación, in studio venne Laura Pausini, che tra l’altro mi piace moltissimo. Lei disse: non so se vincerai, ma tu farai strada. Spero che abbia ragione».
Un giornale l’ha definita «uno spagnolo d’oro che sta per invadere l’Europa».
«Ho sempre cercato di esprimermi con la musica, quasi non sono capace di fare altro. Se invado qualcosa, tutt’al più ve ne accorgerete dal volume delle mie canzoni».