David Garrett: «Col violino sposo Paganini e i Metallica»

Grazie al cd «Free» andrà al Festivalbar

da Milano

Se un intoccabile del violino come Itzhak Perlman, e prima ancora Yehudi Menuhin, hanno puntato su di lui un motivo ci sarà. E il 27enne tedesco-americano David Garrett ha ripagato la loro fiducia. È un violinista extraordinaire che suona con l’Orchestra Nazionale Russa e Zubin Mehta, con la Filarmonica di Londra e con Pletnev. Uno tosto insomma. «Ma il primo con cui ho registrato è Abbado - sottolinea Garrett - che con poche parole e pochi gesti mi ha insegnato molte cose». Biondo, bellissimo, ex fotomodello ma soprattutto piccolo genio della musica classica da quando aveva quattro anni, oggi Garrett è famoso per il suo «vizietto». Ha messo insieme alcune sue composizioni, Il volo del calabrone di Rimsky-Korsakov, temi da West Side Story, pezzi dei Metallica, l’hit country Dueling Banjos (quello di Un tranquillo weekend di paura) e li ha riuniti nell’album Free, avvicinando il classico alla sensibilità pop odierna e viceversa. «Tutti considerano la musica classica intellettuale e colta; è vero ma per me è un dramma - racconta Garrett - io voglio avvicinarla ai giovani trasformando in classici brani dei Metallica come Nothing Else Matters». Un progetto ambizioso e un po’ furbesco. «No, io so cosa sia l’isolamento. Ho iniziato a suonare il violino a quattro anni e avevo contatti solo col maestro, con mia madre ballerina d’opera e papà, severo avvocato. Quando sono andato al liceo mi sono sentito un Ufo. Lì ho scoperto i Led Zeppelin, Jimi Hendrix, mi si sono aperti nuovi mondi». Quindi folgorato dal rock... «Dalla sua forza emotiva e dalla sua immagine. Ma io ho continuato per la mia strada. Mi sono trasferito a New York, iscritto alla Juilliard School of Music e ho studiato con Pearlman. Da lui, che è il più grande, ho imparato che la buona musica non ha confini. Pearlman ha vinto un Grammy con Barenboim suonando Brahms, ha suonato jazz con Oscar Peterson e scritto le musiche di Schindler’s List. Io vorrei fare lo stesso percorso, diffondendo la cultura classica. Vorrei proiettare Paganini nel futuro».
Si dice che parteciperà al Festivalbar, una mossa un po’ ardita. «Al 99 per cento ci sarò, e sarà un’occasione unica per avvicinarmi a una valanga di gente, diversa da quella delle sale da concerto». Non è che tutto questo successo deriva anche dal suo fascino, in fondo lei ha fatto il modello. «Sì, per divertimento e senza prendermi troppo sul serio, ho lavorato per Armani per capire com’era la vita. Ora voglio essere un artista moderno, che sperimenta nuove strade senza abbandonare la tradizone classica. Per questo sto già componendo nuovi brani “seri”».