David Grann, cronista del bene e del male

Nella mente di Roman Polanski, quella storia fece scoccare una scintilla. In breve la scintilla provocò un piccolo incendio, e ora pare che per la sua prossima opera il cineasta polacco naturalizzato francese tornerà, almeno idealmente, nella sua lontana patria. Lo script di True Crime è già pronto da mesi, e non fa che ricalcare la vicenda narrata nel 2008 da David Grann nell’omonimo «pezzo» comparso sul New Yorker.
È la storia di un omicidio. Ne è protagonista lo scrittore Krystian Bala, il quale dal 2007 sta scontando 25 anni di galera per l’uccisione dell’imprenditore Dariusz Janiszewski, avvenuta nel dicembre del 2000. Questo giallo-noir-legal thriller non merita di essere svelato in anticipo ai potenziali lettori che lo troveranno, insieme ad altri 11 reportage-indagini di Grann dal mondo delle ossessioni e del crimine, nella raccolta Il demone di Sherlock Holmes (Corbaccio, pagg. 436, euro 18,60, trad. Marco Sartori). Limitiamoci a formulare le domande che suscita: che cosa accade quando la fantasia letteraria appare come una replica della realtà? E, soprattutto, quella stessa fantasia può assumere valore di prova in tribunale? Perché quello subíto da Bala è un esempio clamoroso di processo indiziario in cui il reo è vittima... di se stesso. Ed essendo il reo un romanziere, capite bene di che si tratta. Non vi basta? Allora aggiungiamo una sola parola: amok. In psicologia il termine indica un’esplosione di violenza omicida provocata da un’offesa o dall’accumulo di tensione emotiva. Amok è anche il titolo di un’angosciante novella di Stefan Zweig. Guarda caso, lo stesso titolo scelto da Bala per la sua prima (e per ora ultima) opera. Opera scandalosamente erotica, masochisticamente violenta e che, secondo i giudici di Breslavia, ha il valore di una confessione.
Fortunatamente per chi lo legge, David Grann è agli antipodi rispetto al «collega» Bala. Per quanto anch’egli prediliga i lati oscuri e gli interstizi della vita, il suo occhio si limita a osservarli con la freddezza del cronista, consapevole del fatto che spesso la nuda esposizione degli eventi è più affascinante dei tortuosi e non di rado cervellotici percorsi della fiction. Ha intitolato Il demone di Sherlock Holmes la sua raccolta di storie scritte fra il 2000 e il 2009 perché vuol mantenersi fedele al rigore razionale del grande detective. E proprio con un enigma sherlockiano si apre il volume. Circostanze misteriose è infatti dedicato alla morte di Richard Lancelyn Green, il più grande studioso di Arthur Conan Doyle, trovato senza vita il 27 marzo 2004 sul suo letto, circondato da libri e con un laccio intorno al collo. Omicidio o suicidio? Forse neppure l’inquilino del 221B di Baker Street sarebbe in grado di rispondere con certezza.
Se il sulfureo Bala è il capofila dei carnefici, nella galleria di Grann al povero Green spetta il primo posto tra le vittime. Ma non sempre la linea che separa il male dal bene è netta. Emblematico il caso di Cameron Todd Willingham, giustiziato con un’iniezione letale nel Texas il 17 febbraio 2004 perché ritenuto colpevole del rogo di casa sua in cui morirono le sue due figliolette, senza che le perizie decisive per scagionarlo fossero almeno prese in considerazione. E Frédéric Bourdin, il ladro di identità, non è forse in fondo vittima della propria personalità camaleontica? Più «pesante» la posizione di Forrest Tucker, gentiluomo sì, ma del delitto. Mentre il politico democratico James Traficant, l’haitiano Emmanuel «Toto» Constant e i componenti di «The Brand», la più ramificata e spietata organizzazione criminale che prospera nelle carceri degli Stati Uniti, stanno certamente dalla parte dei cattivi. Buoni, invece, anzi autentici santi protettori dei newyorkesi, sono gli operai che nel sottosuolo della Grande Mela si prendono cura, rischiando ogni giorno la vita, delle falde acquifere. E poi il pompiere «fantasma» di Ground Zero, e la ex stella del baseball che non ne vuol sapere di uscire una volta per tutte dal campo, e lo zoologo che insegue le piovre giganti. Anche loro sono posseduti da un «demone». Perché i demoni positivi, con buona pace di Dostoevskij, esistono eccome.