DAVID LINCH Inquiete visioni del pittore regista

In Triennale apre domani la prima personale. In mostra quadri enormi, disegni, installazioni...

Il misterioso, inafferrabile David Lynch, icona della cinematografia mondiale, regista di film come Eraserhead, Velluto Blu, Cuore Selvaggio, Mulholland Drive, si rivela nell'incontro personale sensibile, spiazzante, divertente e ironico, rilassato, amante del cappuccino e fumatore. «Voglio continuare a lavorare, e quando trovi persone come Hervé Chandès, direttore della Fondation Cartier, che apprezzano il tuo lavoro trovi maggior ispirazione, ti fa venire voglia di lavorare ancor di più».
Stupisce sempre David Lynch, regista, musicista e artista in procinto di inaugurare la sua mostra «The Air is on Fire», alla Triennale di Milano che aprirà al pubblico domani. Il percorso della mostra fa pensare che Lynch si sia dedicato solo alla pittura, e non che sia principalmente il regista visionario che tutti conoscono. Quadri enormi, disegni, post-it, installazioni tridimensionali, un teatrino, postazioni musicali, incantevoli foto in bianco e nero, c'è un mondo fantastico che si dispiega sotto gli occhi del visitatore, e il fatto che Lynch si sia personalmente occupato dell'allestimento, dalla scelta dei materiali alle musiche composte appositamente, contribuisce unità all'esposizione. «E vorrei che le mie opere venissero commercializzate, separarsene è un tormento ma mi aiuta a produrre continuamente nuovi lavori. Mi piace lavorare con media diversi, qualche volta l'ispirazione va nella direzione della pittura, a volta verso la musica o il cinema, ma può esser la fotografia still life, sperimento sempre, le idee si nutrono di tutto» continua Lynch. È la prima grande personale - in questo caso chiamiamolo - dell’artista, anche se è sicuramente una definizione riduttiva. «Fino ad oggi tutti i miei lavori erano archiviati in America, non per desiderio di posterità, ma perché sarebbe da pazzi buttare pezzi che ami, l'unico problema è lo spazio, li immagazini e poi non li vedi per molto tempo. Questa mostra mi ha dato l'opportunità di rivederli e trarre nuove ispirazioni per il futuro. Ero un bambino che amava dipingere, e mia madre, insegnante, mi ha spinto in quella direzione dandomi solo fogli bianchi e non album da colorare. Da piccolo ho sempre disegnato e dipinto, pensando che da adulto avrei smesso. Non sapevo fosse possibile essere un artista fino a quando, adolescente, non ho incontrato il padre del mio amico Tobey, Bushnell Keeler, un bravo pittore professionista. Il mio amico mi ha rubato la fidanzatina, ma l'ho perdonato perché l'incontro con suo padre è stato una folgorazione: ha deciso la mia vita. Un altro momento cruciale è stato più tardi, nel 1966, la vista di dieci fantastici Francis Bacon alla Marlborough Gallery di New York, mi si sono rizzati i capelli, erano così potenti!»
I grandi dipinti in mostra sono il risultato di tecniche diverse a volte sovrapposte, collages, oggetti incastonati nelle tele, ogni materiale, persino vere mutande nel quadro all'inizio della mostra. C'è poca preoccupazione per le tecniche, tutte sono utili per raggiungere il risultato desiderato, anche se, dice ridendo Lynch «non sono così certo che la carne resista, ma per ora tutte le opere hanno resistito». Ogni lavoro racconta a suo modo una storia, sempre ponendo domande a chi guarda, lasciando porte aperte su altre possibilità di mondi; gli domandiamo se dopo tutte queste domande ha trovato delle risposte. E la risposta arriva in perfetto stile Lynch: «Siamo come detective che cercano prove per qualcosa: cos'eravamo prima di essere qui? Dove andremo dopo? Stiamo qui solo 100 anni se siamo fortunati... Cos'è un pesce nell'acqua? E come mai mangiamo il pesce? Perché il pesce ha le uova? Noi detective apriamo porte che ci portano verso le risposte. Sì, si trovano risposte, ma c'è una complicazione: la risposta che Billy trova esauriente può non soddisfare Chuck, Chuck che è in un altro posto trova una risposta più completa altrove, si trovano risposte, e poi risposte, e poi risposte fino a che non trovi La Risposta, funziona così. E la maggior parte delle risposte sono soggettive ed è difficile comunicarle ad altri». Poi continua: «Esiste il diavolo, certo, è nella qualità doppia delle cose, mentre Dio è l'unità, il diavolo è un bugiardo padre della bugia, lo dice anche la Bibbia, e la doppiezza nasconde l'unità. Quindi vedo il diavolo ogni giorno, gli oggetti lo nascondono, c'è, ma non mi fa paura». Come spesso nei suoi film anche la mostra riporta il visitatore verso misteriosi ambienti interni, siano salotti dipinti o il teatrino di Eraserhead a grandezza reale. «Mi piacciono gli interni, non perché siano più sicuri degli esterni, ma alcune stanze suggeriscono interessanti avvenimenti domestici. E negli interni, nel mondo, avvengono cose di ogni genere. Come nel quadro “Bob ama Sally finchè lei è blu in faccia”, è una storia d'amore anche se lui la sta strozzando». Certo non è una gran coppia neanche quella del primo quadro in mostra in cui lui chiede e lei risponde «Vuoi veramente sapere cosa penso? No». Ride di nuovo Lynch ed è impossibile fargli definire la sua visione del rapporto uomo-donna. «Ogni relazione è unica e risultato di una combinazione, per esempio anche il mio rapporto con Angelo Badalamenti per la musica dei miei film, quando Angelo lavora con altri produce cose diverse grazie alla differente combinazione tra lui e gli altri». Il titolo della mostra è «The Air is on Fire», il sottotitolo della serie televisiva «I Segreti di Twin Peaks» era «fuoco cammina con me», qual è la sua relazione con uno dei quattro elementi? «Mi piace il fuoco, mi piace guardarlo e appiccarlo per vedere cosa succede ai materiali che bruciano, ma certo non sono un piromane né vorrei vedere bruciare le mie opere». A proposito, rifarebbe una serie televisiva sul modello di «Twin Peaks» che tanto successo aveva avuto, e che nel 1990 era stata televisivamente così innovativa? «Certo, ma se potessi trasmetterla solo su Internet, quello sarebbe l'unico spazio possibile al giorno d'oggi». Hervé Chandès, Direttore della Fondation Cartier di Parigi, è stato l'agente catalizzatore che ha convinto Lynch a mostrare i suoi lavori, e infatti la mostra proviene dalla Fondation Cartier di Parigi corredata di un catalogo ovviamente progettato da Lynch; ha ragione Chandès quando dice «David Lynch è come un faro che gira sempre a 360° e non si spegne mai, lavorare con lui è stato fantastico». Non c'è dubbio che una collaborazione così ravvicinata con Lynch provochi tanto entusiasmo.
David Lynch
The Air is on Fire
Triennale di Milano
9 ottobre 2007 - 13 gennaio 2008
La mostra David Lynch. «The Air is on Fire» è stata ideata e realizzata per iniziativa della Fondation Cartier pour l'art contemporain
A cura di Hervé Chandès con
Hélène Kelmachter e Ilana Shamoon
Orario: 10.30-20.30, lunedì chiuso