David Peace, ecco il noir che cerca la notte del mondo

«L’uomo è questa notte, questo puro nulla, che tutto racchiude nella sua semplicità... ciò che qui esiste è la notte, l’interno della natura - un puro sé; in fantasmagoriche rappresentazioni tutt’intorno è notte, improvvisamente balza fuori una testa sanguinante, là un’altra figura bianca, e altrettanto improvvisamente scompaiono. Questa notte si vede quando si fissa negli occhi un uomo - si penetra in una notte, che diviene spaventosa; qui a ognuno sta sospesa di contro la notte del mondo». Abbiamo la notte, le teste sanguinanti, lo sguardo notturno degli uomini, gli uomini sospesi contro la notte del mondo. Sentiamo anche un brivido, un brivido freddo. Questo brano potrebbe sembrare un manifesto di poetica noir, e invece è tratto dalla Filosofia dello spirito jenese di Hegel. Perché citare Hegel per parlare del noir? La risposta è semplice e viene spontanea se si legge quella che forse è la più compiuta, convincente e violenta opera noir degli ultimi anni, la tetralogia romanzesca del Red Riding Quartet di David Peace. Per più di 1.700 pagine entriamo in un incubo dove il bene e il male si fronteggiano, dove ogni immagine è spezzata, ritmata, ricostruita con sbalzi temporali irruenti, in uno scenario dove la narrazione sembra perdersi nei pulviscoli di deflagrazioni chimiche; dove la notte, dove il nero, dove il sangue, dove le anime perse, le torture, la cattiveria, la violenza gratuita sono la seconda pelle umida dell’uomo, la pelle delle notti estive e delle piogge frequenti, la pelle del sudore e della carne decomposta. Siamo nello Yorkshire piovoso e lurido degli anni Settanta, siamo dentro un distretto di polizia corrotta, siamo nel magma della rivoluzione culturale della Thatcher; siamo con uomini in fuga, nelle stazioni degli autobus, siamo con i pedofili, con la pornografia da quattro soldi, con finte sparatorie, con bambini rapiti e violentati, con gli angeli e coi demoni, siamo col male. Il male assoluto. Ma siamo anche in un perfetto ingranaggio narrativo dove tutte le migliori soluzioni tecniche degli ultimi anni vengono messe a frutto, e giocate con una abilità stilistica sorprendente. Prosa poetica, ripetizioni di intere masse narrative, sovrapposizioni, descrizioni basate su pochi dettagli, costruzioni cinematografiche, flussi di coscienza, inserzioni rapidissime di pensieri e notizie: DeLillo, Palahaniuk, Vollmann. Detto questo ritorniamo alla nostra citazione da Hegel. Interpretiamola attraverso lo sguardo del più noto filosofo postmoderno, Slavoj Zizek. Non è una descrizione perfetta del potere dell’immaginazione nel suo aspetto negativo, distruttivo, disgregante, in quanto potere che dissolve il continuum della realtà in una molteplicità di apparizioni spettrali? «La notte del mondo di Hegel è l’immaginazione trascendentale al suo livello più elementare e violento, il regno senza leggi della violenza dell’immaginazione, della sua libertà vuota, che dissolve ogni collegamento oggettivo». Questo è il punto che va sottolineato. La realtà confortante che normalmente vediamo si appoggia su una immaginazione che è distruttiva. Si appoggia sulla paura e sulla violenza. Il grado zero dell’uomo è questa notte, è la perdita delle certezze per affondare in puro sé da incubo. Ecco: il noir, soprattutto negli ultimi vent’anni, si è occupato proprio di questo, ha cercato la notte del mondo, il puro sé spaventoso che ogni uomo racchiude. Pensiamo a Ellroy che gioca con la storia americana, a Lansdale che brucia l’immaginario pop, ma anche a Guillermo Arriaga che si insinua in labirinti borgesiani, o a Thomas Hettche che porta il grigiore dell’ispettore Derrick in zone insospettate dell’anima. La novità introdotta da David Peace è tecnica e radicale e in ciò è realmente rivoluzionaria. Dopo la lezione del migliore postmoderno, ora il noir è in possesso di strumenti che sono in grado di penetrare fino in fondo nella disgregazione del reale. Tempo, carattere, politica non hanno più senso. La scrittura è una macina che trita i corpi e ce li restituisce sanguinanti, che trita il tempo e ce lo restituisce violato, che trita la morale e ce la restituisce peccaminosa, che trita il senso e ce lo restituisce insensato. Il noir ha affinato la più tagliente macchina formale per raccontarci il mondo nel suo lato notturno.