Davoli: «Torno, ma non da coatto»

Dice di lui Fabio Volo: «Ninetto è tutto e subito. Forse perfino troppo... subito. Lo incontri e già ti tocca, ti riempie di baci. Un entusiasta della vita, un eterno giovanotto. Io sono quello che dovrebbe essere lui alla sua età». Ninetto è ovviamente Davoli, il riccioluto e gagliardo interprete di tanti film di Pasolini. Un pasoliniano doc. E pensare che è nato a San Pietro a Maida, vicino Catanzaro, mica a Trastevere. A 57 anni ha accettato di trasformarsi dalla testa ai piedi per Uno su due.
Via il romanesco di borgata, il sorriso malandrino, il vitalismo proletario, soprattutto niente più boccoli tinti di nero: nel film, baffetti e capelli sale pepe, è un ex camionista sfibrato da un tumore in metastasi, un malato terminale. Rivela: «Dal barbiere, per tutto il tempo, ho tenuto gli occhi chiusi. Alla fine, quando li ho riaperti, non mi riconoscevo proprio. Non era questione di età. Non mi sentivo più vecchio. Avevo la curiosa sensazione di vedere un'altra persona allo specchio». S'è piaciuto, tanto da restare così anche dopo la fine delle riprese.
In effetti, Uno su due rappresenta una bella sfida vinta per Davoli (gli ha fruttato anche un premio). «Ero un po' stanco di fare vecchi coatti, trucidi marangoni anni Sessanta, spesso feroci e grevi. Mi piace questo Giovanni che affronta dignitosamente, senza rinunciare a qualche battuta ironica, la sua malattia. Mi intrigava, insomma, l'idea di non replicare il solito personaggio di Ninetto». Poi, però, non resiste. Alla sua maniera colorita, definisce il personaggio dell'avvocato uno «str...», inanella qualche sfondone, terrorizza una giornalista e sfotticchia l'amico Volo per via dei capelli radi. Nel film è molto bravo, toccante, misurato. Basta che ora non sperperi il capitale finendo in qualche Isola dei famosi: Katia Ricciarelli docet.