A Davos un appello: non basta tagliare i tassi

da Milano

Forte attenzione, con la giusta preoccupazione che serve per essere vigili in una fase così delicata: ma niente panico. Trapela poco dei contenuti del confronto tra i massimi livelli di banche centrali, organizzazioni economiche internazionali, ed economisti, che si è svolto in una saletta riservata del World economic forum, per due ore, sul rischio di recessione e sulle turbolenze dei mercati. Riunione che ha chiamato a Davos anche il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi. Sul tavolo, analisi e strumenti di intervento, per rafforzare la collaborazione tra le istituzioni che governano l’economia.
All’incontro hanno partecipato anche il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet e il direttore del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Khann, che ha lanciato un messaggio: «Crisi seria» quella partita dagli Stati Uniti, «richiede risposta seria». Non può essere affrontata «solo con gli strumenti della politica monetaria», come gli interventi sui tassi. Servono anche «politiche di bilancio»: i Paesi possono mettere in campo misure che aumentano la spesa: «Devono sostenere la ripresa generale». L’ex segretario al Tesoro americano, Lawrence Summers, ha commentato: «È la prima volta in un quarto di secolo» che il Fmi smorza il tradizionale appello al rigore. «Segno della gravità della situazione».
Un confronto tra leader, quello al tavolo «riservato» di Davos, come è consueto al meeting del World economic forum. Tra i partecipanti, anche il commissario Ue agli Affari economici, Joaquin Almunia. «Incontro di routine, programmato da tempo», è stato precisato. Ma conferma la forte attenzione, sostenuta dalla delicatezza del momento.
Nomi di primissimo piano. Pochi, scarni commenti al termine dell’incontro, e stretto riserbo anche sull’elenco dei partecipanti. È stato notato anche il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria: «Questa è la gente competente che conosco, hanno grandi responsabilità». Poi, i presidenti della Banca mondiale, Robert Zoellick, e della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, Jean Lamierre; il direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia, Nobuo Tanaka. Tra i banchieri centrali, oltre a un rappresentante della Fed, i vertici degli istituti centrali di Svizzera, Brasile, Cile. Mario Draghi ha tratto le riflessioni finali, come presidente del Financial stability forum. Un punto della situazione in vista del rapporto che presenterà alla prossima riunione dei ministri finanziari del G7, in Giappone. Due ore di confronto e nessun commento.
«Il 2008 sarà difficile», di più nei primi sei mesi, poi si andrà verso «un 2009 migliore», è la convinzione del segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria. Al tavolo, ha riferito, «ognuno ha esposto le sue preoccupazioni, e ciascuno ha tentato di capire la complessità delle sfide e le scelte necessarie». A Davos «non si decide», ma l’incontro può essere servito a «tornare a casa più saggi, più informati, più umili».