Davvero eccellenti quegli allievi

Nel delizioso borgo di Ariccia poco distante da Roma, subito dopo il grande ponte che attraversa la via Appia si erge biancheggiante l’elegante palazzo che fu dei Chigi. Entrati nel monumentale portone dopo le stanze d’ingresso ci si trova su una vasta terrazza che affaccia su uno sterminato, fittissimo bosco. Se non vi fossero al primo piano i resti della raccolta dei Chigi con marmi, arredi principeschi e quadri, fra i quali destano meraviglia le decine di ritratti seicenteschi delle belle di Roma, potrebbe essere il luogo deputato a conservare una collezione di stravaganze come era il Castello di Ambras nel Tirolo, prima che Schlosser lo privasse dei pezzi più importanti da destinare al Kunsthistoriches Museum di Vienna.
E infatti per un curioso destino, ma anche per le predilezioni del suo curatore, Francesco Petrucci, per la seconda volta Palazzo Chigi ospita una collezione di oltre cento dipinti molto misteriosa e insolita («La “schola” del Caravaggio. Dipinti dalla Collezione Koelliker». Palazzo Chigi, Piazza di Corte, fino all’11 febbraio. Tel. 06-9330053).
La precedente rassegna dedicata a «Mola e il suo tempo. Pittura di figura a Roma dalla Collezione Koelliker» (2005) con pitture estrose ed inedite sembrava anticipare quel che si può ammirare nell’attuale mostra: e cioè una serie di quadri bizzarri assai rari da vedere tutti insieme e che appartengono anch’essi al gusto raffinatissimo del noto collezionista milanese Luigi Koelliker. Vi sono opere di Caroselli e Paolini, quadri di vanitas, decapitazioni, teschi ed altre stravaganze, ma «non troppo» per non turbare la congerie di pittori che del Caravaggio furono sodali ed epigoni con biografie e relazioni ben ricostruite nei saggi in catalogo di Gianni Papi e Francesco Petrucci.
Seri e gravi i filosofi del Ribera con i loro rossi mantelli e veri capolavori le tele di Bartolomeo Manfredi. Bellissimi i dipinti dello Spadarino e mirabile la Salomè di Juan Bautista Maíno con lo scorcio della testa del Battista su un piatto d’argento. E che dire della stupenda Giuditta con la testa di Oloferne di Paolo Guidotti! Per non parlare dei bellissimi Baglione e dei Battistello che sono degni di un Caravaggio, o dello Stomer o del doppio ritratto del Tournier, che sembra Paolini; e dei Régnier o del «Maestro del lume di candela» che per poco non può sembrare un De La Tour. Ci sono tutti, Artemisia e Orazio Gentileschi, Antiveduto Gramatica, Cecco del Caravaggio e il solito Pensionante del Saraceni.