Dax cancellato, Sgarbi si scaglia contro Cadeo

Il murales è sparito dalla Darsena. L'assessore alla Cultura Sgarbi attacca quello all'Arredo urbano: "Ha la mania di togliere i graffiti, spero lo rifacciano sulla facciata di casa sua". La replica: "I writer li inviti nel suo appartamento"

Il murales pro-Dax è stato cancellato. Sparito dalla Darsena. Giustamente, dicono da Palazzo Marino: il Comune «non ammette graffiti non autorizzati». Linea imposta dal sindaco Letizia Moratti. Che, adesso, si becca una scritta «Moratti infame». Ingiuria di cinque metri per tre, con a fianco «ogni sbirro è un infame», «morte al fascio» e l’onnipresente «Dax odia ancora».
Messaggi firmati dagli «amici» di Dax, che raccontano le cronache giudiziarie del ragazzo morto in una rissa lungo il Naviglio. Ma, dettaglio, Dax era un pasdaran di uno dei centri sociali più pericolosi di Milano, l’Orso, acronimo che sta per Officina di resistenza sociale. Particolare che l’ha trasformato in un eroe della sinistra antagonista da commemorare a colpi di bombolette spray. Rito che impone all’amministrazione comunale, per nome e per conto dei cittadini, la cancellazione. Quella che, due giorni fa, Amsa ha effettuato nonostante le proteste della sinistra radicale e le minacce rivolte agli operatori dell’azienda municipalizzata servizi ambientali.
Tutto come da copione, dunque. Ad esclusione di un passaggio, «sappiamo come la pensa il vicesindaco di Milano e la giunta a proposito della memoria storica» chiosa Luciano Muhlbauer (Prc): «Tutti sanno delle crociate per riabilitare il fascismo, sradicare le lapidi in piazza Fontana e cancellare i murales di sinistra».
Leit motiv da campagna elettorale che, nottetempo, ha provocato ingiurie vergognose contro il sindaco e le forze dell’ordine. Minacce al vivere civile che l’assessore al Decoro urbano Maurizio Cadeo ha chiosato: «Infamie che dimostrano come la commemorazione di Dax sia solo un pretesto. Cancelleremo queste nuove scritte e garantiamo che a breve cancelleremo anche gli altri murales non autorizzati». Impegno «a breve» per cancellare i graffiti pro Carlo Giuliani, l’estremista morto al G8 di Genova con l’estintore in mano, e il murales pro Fausto e Iaio, due frequentatori del Leoncavallo morti in circostanze mai chiarite.
Fin qui la querelle tra autonomi travestiti da graffitari e l’amministrazione comunale. Che però ha un’aggiunta: l’uscita dell’assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi, già «padrino» dei writer dopo il suo blitz al Leoncavallo e la mostra al Pac.
Stavolta, Sgarbi, spera che il graffito per Dax sia rifatto sotto casa Cadeo: «Spero lo rifacciano sulla facciata della casa di Cadeo». Motivo? «Ha fatto male, questa mania di cancellare. Il problema è che almeno uno che avesse il ruolo di lapide commemorativa andava lasciato. Quindi, mi auguro lo rifacciano. Lo ricancellano? Lo rifacciano sul muro della casa di Cadeo». Che si dice «colpito dalla provocatoria uscita del collega di giunta», quella giunta che «non sfida nessuno ma fa solo il proprio dovere cancellando scritte e graffiti non autorizzati». «Si può discutere» aggiunge Cadeo «come ricordare Dax, per esempio chiedendo una targa autorizzata che peraltro c’è già, ma non possiamo ammettere che, vagheggiando pietas cristiana, si facciano murales sui muri della città».
E l’invito agli autonomi di rifare un graffito sotto casa Cadeo? «Lo facciano e sarà cancellato, come quello che potrebbero fare sotto casa Sgarbi e che verrebbe pure questo cancellato. Insomma, se li inviti nel suo appartamento».
Questione di legalità, quindi, mentre Carlo Fidanza (An) fa sapere che «Sgarbi soffre della sindrome di Stendhal per i graffiti dei no global: quando ne vede uno va in trance. Forse, Sgarbi, è ancora troppo intento a coccolare i centri sociali».