Il «day after» del quartiere tra paura e voglia di dimenticare

Nel mercatino di via del Pigneto si trova l’impensabile: film d’annata in edizione originale, vestiti nuovi e usati, ciabatte, ceramiche e bracciali. C’è persino chi vende una macchina da scrivere con tanto di custodia originale, una Olivetti Studio 46 in ottime condizioni. E c’è il sole caldo di una domenica pomeriggio troppo diversa dalle altre, che rende tutti più gentili. Sorridono gli anziani che nel quartiere ci vivono da 40 anni e assieme alle chincaglierie liquidano un pezzo del loro passato su bancarelle improvvisate, sorridono i senegalesi, che concedono sconti impossibili da rifiutare, senza contrattare il prezzo, anzi ringraziando l’avaro cliente di turno. Sorridono i ragazzi dei centri sociali, con le birre gelate in mano, che prima di decidersi a sfilare si fanno vincere dalla voglia di abbronzarsi.
Al Pigneto, il giorno dopo il raid, c’è chi ancora trema, come Kabir, il bengalese titolare di un negozio di alimentari che sabato è stato tra le vittime del blitz e che confessa: «Adesso ho paura, sono stanco, anche mia moglie ha paura». E c’è chi, la maggior parte, ha voglia di lasciarsi alle spalle le vetrine spaccate in via Ascoli Piceno e via Macerata. E riprendere a vivere gomito a gomito, per le strade o seduti ai tavolini di via Perugia, senza dare ulteriore spago al sensazionalismo di «episodi isolati». «Quando due pentole vengono messe a bollire l’una vicina all’altra, è normale che facciano un po’ di rumore», smorza i toni Bachcu, da 15 anni abitante del quartiere. «Più che nelle ideologie e nella politica - puntualizza - i disagi di questa zona sono di tipo amministrativo. Pensiamo a intervenire su questo aspetto». Dello stesso avviso un giovane residente, che ci trattiene per una buona decina di minuti a illustrare il suo punto di vista sulle dinamiche interne. «Il Pigneto è stato paragonato all’East Village di Londra - chiosa - certi spazi possono muovere un buon giro d’affari e hanno cominciato a far gola a qualcuno. Io credo che il razzismo conti fino a un certo punto».
Su un aspetto soltanto il consenso è pressoché unanime: la visita del sindaco di Roma, peraltro di domenica pomeriggio, è stato accolto con favore dai cittadini, sia italiani che stranieri. «In 18 anni non si era mai visto nessuno da queste parti, direi che qualcosa è cambiato», commenta il titolare di una lavanderia nei pressi di via L’Aquila. «Se arriva qualcuno a dare una coltellata - ammicca invece Mauro - serve un medico per tamponare la ferita. Ma il dolore rimane». Il cliente di un supermercato poco distante la butta invece sul filosofico. «La mancanza di rispetto a cui abbiamo assistito, perché di questo si tratta, deriva dalla mancanza di conoscenza reciproca - dice -. Voi italiani siete brava gente».