Day-hospital, addio Marrazzo farà pagare ogni esame

L’abolizione graduale del ricovero preventivo avverrà entro due anni La Fials: «Un colpo di mano che ridurrà i servizi pubblici»

Day hospital addio. Almeno per quanto riguarda i pacchetti di prestazioni ospedaliere che fino a oggi erano consentiti come alternative al ricovero ordinario e per questo motivo gratuiti. Già ed è proprio sull’onda del reinserimento del ticket sulla farmaceutica che si andrebbe a collocare l’ipotesi di un provvedimento che possa prevedere l’abolizione progressiva del day hospital da qui a due anni. Un provvedimento che, sussurrato nelle segrete stanze della casa di vetro regionale, diventa per il sindacato autonomo Fials Confsal una denuncia di cui farsi carico. Stando al segretario regionale Gianni Romano ci sarebbero fondati motivi per dire che «la riduzione delle prestazioni sanitarie da erogare in regime di day hospital sarà portata avanti gradualmente con uno studio che prevede la sostituzione dell’offerta attuale del day hospital, esentata dal pagamento del ticket sanitario, con i Pac (pacchetti ambulatoriali complessi) e con l’erogazione degli Apa (accorpamenti di prestazioni ambulatoriali). E per entrambe le tipologie di trattamento è previsto il pagamento del ticket per ogni analisi, radiografia o visita specialistica computata». Viene spontaneo ammettere che se le cose stessero davvero così allora il piano di riorganizzazione della rete ospedaliera laziale non comprenderebbe solo il taglio dei 1.557 posti letto nell’immediato 2007, ma pure provvedimenti similari che andrebbero a falciare di netto buona parte dell’offerta sanitaria specialistica e diagnostica. Ma quale sarebbe l’impatto della riduzione progressiva delle prestazioni in day hospital? «Stiamo parlando proprio di quell’offerta di cui la cittadinanza, anche a ridosso di un’operazione chirurgica, post traumatica o per qualsiasi indagine approfondita usufruisce nelle strutture ospedaliere pubbliche e convenzionate. Ma sempre e comunque in regime di esenzione. Adesso invece la minaccia che si profila all’orizzonte, soprattutto dopo una dettagliata disamina delle varie bozze di riordino della rete sanitaria, riguarda - taglia corto il sindacalista - la destinazione futura di quelli che oggi si presentano nelle programmazioni ospedaliere come day hospital. Sono apparentemente in aumento se si conteggiano dopo il previsto taglio dei posti letto nei nosocomi e nelle case di cura ma, nella realtà, questo “surplus” è fittizio perché saranno destinati ai trattamenti unificati nonché al nuovo protocollo d’intervento chiamato Obi (Osservazione breve intensiva), ossia un’assistenza specialistica ospedaliera oraria tra le 6 e le 12 ore. Dopodiché però non c’è chiarezza su quello che sarà il percorso successivo del paziente». Ci vuole poco a individuare nelle parole del segretario regionale della Fials quella punta di sarcasmo frutto delle indicazioni che la giunta regionale intenderebbe dare per garantire una congrua e tempestiva refertazione di una qualsivoglia patologia e «liberare» così in fretta e furia i posti letto che considera troppo dispendiosi. Ma se si guarda al concreto i risvolti della faccenda sono altri. Già perché dai protocolli in vigore invece, per arrivare a una diagnosi efficace, si tenderebbe a esami personalizzati e non standardizzati come Pac e Apa. Eppure questa metodologia di intervento sarebbe stata già apprezzata dal Policlinico Umberto I dove, per la programmazione e la negoziazione del budget destinato alle singole specialità, viene già specificato di ridurre la durata media della degenza ospedaliera, trasferire i ricoveri ordinari in day surgery e convertire in Pac i ricoveri in day hospital.