Dazi, Cina e Vietnam «puniti» solo a metà

Antonio Risolo

da Milano

Il Comitato dei rappresentanti permanenti dei 25 Paesi Ue (Coreper), ha raggiunto l’intesa sulla nuova proposta della Commissione che proroga di due anni i dazi sulle calzature in cuoio provenienti da Cina e Vietnam. Il testo è passato con nove voti a favore e quattro astenuti. Dodici i contrari, vale a dire il cosiddetto «cartello nordico» guidato dalla Finlandia. Oggi la proposta sarà sul tavolo del Consiglio dei ministri degli Interni, in Lussemburgo, per la formalità della ratifica.
È passata quindi la linea francese, la più morbida, un compromesso che lascia qualche neo sulla pur felice conclusione (per ora) di una vicenda ormai insostenibile. L’accordo è arrivato ieri, sul filo di lana: domani, infatti, scade il regime provvisorio e sabato le importazioni di calzature sarebbero state liberalizzate.
La formula di compromesso per prorogare le misure antidumping è risultata alla fine quella più accettabile per l'Italia e per i suoi produttori.
«L’accordo conferma un principio fondamentale del libero commercio: chi viola le regole, alterando il mercato, viene sanzionato - è il commento di Emma Bonino, ministro per il Commercio internazionale e per le Politiche europee -. Una decisione niente affatto scontata per la quale il governo italiano ha lavorato in queste settimane».
Le misure definitive, ricorda infine il ministro, entreranno in vigore il 7 ottobre e resteranno valide per due anni: «Il tempo giusto e necessario affinché le aziende italiane si attrezzino per adeguarsi alla sfida di un mercato internazionale sempre più agguerrito sul piano della concorrenza, e sofisticato sul piano dei meccanismi produttivi».
Respingendo poi le accuse di protezionismo, il commissario Ue al Commercio, Peter Mandelson, ha detto che «i dazi sono misure necessarie, proporzionali e non eccessive. Queste misure - ha aggiunto - erano necessarie perché si basano su indagini che hanno fornito prove chiare sulle pratiche commerciali sleali portate avanti da Pechino e Hanoi. Dobbiamo difenderci dal commercio sleale».
Non poteva mancare un commento di chi, per 5 anni, si è battuto caparbiamente per i dazi antidumping: l’ex vice ministro alle Attività produttive con delega al Commercio Estero, Adolfo Urso. «Siamo soddisfatti - ha detto Urso - per la prosecuzione dei dazi antidumping, azione da noi promossa a tutela del made in Italy dalla concorrenza sleale. Si tratta di una misura assolutamente giusta e necessaria, anche se purtroppo insufficiente rispetto al dumping accertato, perché i dazi sono inferiori a quelli vigenti e limitati ad appena due anni. Diamo però atto al ministro Bonino di essersi mossa con determinazione e competenza, nel segno della continuità, in un contesto certamente non facile. È ora necessario - ha concluso - che si porti a compimento in sede europea il dossier sull’etichettatura obbligatoria e che venga attuata una politica industriale a favore delle Pmi e dei distretti, cambiando radicalmente l’attuale Finanziaria che, di fatto, rappresenta un durissimo colpo anche alle piccole imprese del settore calzaturiero».
Scende in campo anche la lobby che riunisce gli importatori europei, la Fta. Il segretario generale dell’associazione che ha sede a Bruxelles, Jan Eggert, ritiene l’accordo «una grande delusione per i distributori europei», e rappresenta «un grave colpo per i consumatori». I dazi «sono punitivi e non andranno certamente a beneficio dell’industria manifatturiera europea».