La Dc riparte dalla Capitale

Marcello Viaggio

La Balena Bianca torna nell’agone elettorale dopo 11 anni. E candida un suo esponente a sindaco di Roma. È Mauro Cutrufo, senatore e vicesegretario nazionale della Dc. La candidatura è stata presentata ufficialmente ieri dal segretario Gianfranco Rotondi. Ventiquattro ore prima era stato il coordinatore regionale, Nardi, ad avanzare la proposta. Battesimo del candidato il 5 settembre, probabilmente alla Sala del Cenacolo, in occasione della presentazione del programma per Roma della nuova Dc. Per la presentazione ufficiale, invece, bisognerà aspettare la Festa Nazionale dell’Amicizia, in programma a Pescara il 30 settembre,
Quello di Cutrufo è il primo nome ufficiale nella corsa alla candidatura a sindaco di Roma. Un curriculum di tutto rispetto, il suo. Segretario della Dc romana negli anni ’80, assessore ai Servizi sociali e all’immigrazione e consigliere comunale di Roma per quasi 20 anni. Cutrufo a fine luglio ha sbattuto la porta in faccia all’Udc, per approdare nel Gruppo misto al Senato e nel partito di Rotondi e Cirino Pomicino. Altri potrebbero seguirlo, ora, dopo la candidatura a sindaco. D’altra parte i tre parlamentari della nuova Dc sono stati tutti eletti con i voti della Casa delle libertà. E Cutrufo potrebbe essere una buona carta da giocare anche come apripista per il Centro-sud.
Senatore, che cosa c’è nel programma elettorale della Dc per Roma?
«Innanzitutto il sostegno alle famiglie con un reddito complessivo al di sotto dei 20mila euro l’anno. Vogliamo far tornare in tasca ai romani parte delle risorse del territorio, in primo luogo quelle derivanti dal turismo. E con queste risorse abbattere l’Ici sulla casa».
Come accrescere le entrate del turismo?
«Attraverso iniziative in project financing. È possibile coinvolgere i privati e valorizzare molti monumenti dimenticati e tesori artistici sommersi dalla polvere in qualche deposito museale, dando allo stesso tempo lavoro ai giovani».
La Dc è fuori dal toto-sindaco della Cdl. Ma resta contraria alle primarie, in ogni caso. Perché?
«Si sentono molti nomi e si sente parlare di diversi metodi per scegliere la candidatura. Noi preferiamo disegnare insieme alla società civile l’identikit che dovrebbe avere il sindaco della Capitale. Ci sembra un sistema migliore».
Con che spirito ha accettato l’investitura da Rotondi?
«Come curriculum credo di non essere secondo a nessuno. Io Roma la conosco veramente. Dopo tanti anni passati a fare il consigliere comunale nella Dc sono stato anche assessore, maturando l’esperienza giusta nella macchina politica e amministrativa del Campidoglio».
Ma Veltroni è davvero un super-sindaco, apparentemente imbattibile?
«Oggi tutti i sindaci dei grossi Comuni hanno un enorme potere. Le feste, i concerti, le inaugurazioni: tutto è funzionale all’immagine del sindaco. Ma basta puntare il dito nella piaga degli sprechi di risorse del Campidoglio, per mettere lo strapotere di Veltroni in seria crisi».
Insieme alla Cdl?
«Al momento siamo fuori dalla coalizione di centrodestra. Se nella Cdl c’è interesse a fare l’accordo politico con noi, bene. Se non c’è, noi comunque siamo per fare una battaglia di presenza. Roma, però, ha un grosso peso sul piano nazionale. E i romani vorranno essere guidati da un sindaco che pensa a fare solo il sindaco, non a salire sulla ribalta politica nazionale».