La Dc di Rotondi sfonda il muro del 2 per cento

da Roma

Due per cento, non sono mica bruscolini. Gianfranco Rotondi può festeggiare: la Dca esiste davvero, non è più un partito finto, trasparente, praticamente invisibile. Adesso sono democristiani, o meglio neo-dc, due italiani su cento, uno ogni cinquanta. Un vero boom. E non basta, perchè quel due per cento su base nazionale diventa il tre a Reggio Calabria, Piacenza, Asti, Olbia, L’Aquila, il quattro a Rieti e Isernia, addirittura il dieci a Frosinone. «Nella provincia di Roma - afferma il responsabile locale della Dca Gianni De Ritis - siamo ormai la quarta forza dell’alleanza». Champagne per il segretario: «Senza trionfalismi, devo dire una cosa. Avanziamo ovunque, non solo attorno a Roma».
E, sempre «senza trionfalismi», Rotondi ne dice pure un’altra: «Noto con soddisfazione che il mio è l’unico partito del centrodestra che stavolta va avanti. La coalizione nel suo complesso vince, ma noi, rispetto alle elezioni politiche di un anno fa, triplichiamo i voti. Reggiamo con successo persino dove abbiamo osato alleanze difficili e spericolate, come a Taranto e a Monteforte Irpino, dove ci ritroviamo con Rifondazione comunista». Insomma, «c’è un fenomeno da interpretare». Quale? «Semplice, si è aperta una nuova stagione, è tornata a fiorire la primavera democristiana».
Rotondi giura di non volersi «montare la testa» e di non sognare ad occhi aperti il ritorno della Balena Bianca. Però, ancora «senza trionfalismi», racconta, la settimana prossima «incontrerò il dottor Pizza, segretario della Dc Libertas, per valutare come valorizzare i nostri risultati in una strategia comune». Ma in attesa di veder risbocciare il biancofiore, il progetto resta quello di restare nella Cdl. «Adesso - dice - la Dc per le autonomie è pronta a entrare con una sua dignità e rappesentatività con Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini nel cantiere aperto delle federazione o del nuovo soggetto unitario del centrodestra».
Rafforzato dal suo due per cento, Rotondi riunisce l’ufficio di segreteria per ratificare la linea. Agli alleati pone soltanto una condizione: «Chiediamo che si vari una legge elettorale che rispetti la volontà degli italiani i quali, per metà, hanno votato per i cosiddetti piccoli partiti».