De Andrade, versi di un ostinato rigore

Il poeta portoghese Eugenio De Andrade è morto ieri a Oporto a 82 anni, dopo una lunga malattia. Aveva pubblicato più di trenta volumi di versi, e dopo Pessoa era l’autore lusitano contemporaneo più studiato nel mondo.

di una famiglia di contadini, Eugenio De Andrade era nato nel 1923 - il suo vero nome era José Fontinhas - a Povoa da Atalaia, un povero villaggio della Beira Baixa, nel nord del Portogallo, e a otto anni si era trasferito a Lisbona. Aveva fatto carriera come funzionario al ministero della Salute, ma la sua vocazione per la letteratura lo aveva presto imposto come una delle voci più importanti e originali del suo Paese, insieme con Sophia de Mello Breyner Andresen e Vasco Graça Moura. Tradotto in più di venti lingue, tra cui l’italiano, aveva scritto anche romanzi, compilato antologie e tradotto a sua volta numerosi autori latinoamericani e romeni.
«Poeta solare e sensuale», l’ha definito il critico francese Michel Caldeigne, «la cui bella prosodia sposa i ritmi del cuore e del corpo»; sono state messe in rilievo le sue affinità con Sandro Penna e con Pasolini, con cui condivideva «il bagliore della giovinezza agreste gioiosa e quindi malinconica», «il tepore sensuale di un sole antico», la «nostalgia della luce».
Della sua infanzia di privazioni aveva scritto: «Fin da piccolo, di abbondante ho conosciuto soltanto il sole e l’acqua... Ho imparato che ci sono poche cose assolutamente necessarie. Sono quelle cose che i miei versi amano ed esaltano. La terra e l’acqua, la luce e il vento». Un esempio: «Questo delirio bianco o il rumore/ della pioggia sopra fianchi e barche/ giungerà l’inverno/ sulla paglia ancora calda la mano/ una dolcezza d’ape giovanissima».
Già nei versi della sua giovinezza si avvertono le caratteristiche principali della sua poesia: la sua «purezza», il suo Ostinato rigore (è il titolo di una delle sue raccolte più note) accompagnato a un’eleganza, a una sensibilità ritmica e un’economia di mezzi assai rara nella tradizione lusitana contemporanea.
De Andrade è stato l’autore che più d’ogni altro ha rinnovato la lirica portoghese novecentesca. La sua voce musicale e sensuale si è affermata in raccolte come Le mani e i frutti (1948), Gli amanti senza un soldo (1950), Le parole interdette (1951), Ostinato rigore (1964), Oscuro dominio (1971), Bianco nel bianco (1984). L’altro nome della terra (1988) e Il sale della lingua (1995) raccolgono i suoi testi poetici più significativi.
José Saramago, Nobel per la letteratura 1998, l’aveva definito uno dei tre maggiori rappresentanti della poesia portoghese di ogni tempo, capace di realizzare un’opera letteraria che può essere considerata come una «poesia del corpo», in grado di autopurificarsi.
Viveva una vita molto appartata, ma il suo Paese è stato con lui prodigo di riconoscimenti, tra cui il prestigioso Premio Camoes nel 2001, maggior tributo per gli scrittori di lingua portoghese. Nel 1989 aveva ottenuto il Gran Premio di poesia del Portogallo e nel 2000 il Premio Extremadura. La città di Oporto, dove viveva, gli aveva dedicato una fondazione.

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