De Benedetti lascia il gruppo. Ma con un trucco

L'ingegnere lascia le presidenze di Cofide, Cir, M&C e del gruppo
l’Espresso. <strong><a href="/a.pic1?ID=323984">Tutte le scalate</a></strong> (fallite) del torinese che voleva prendersi la Fiat. <strong><a href="/a.pic1?ID=323983">&quot;Non venderò mai Repubblica&quot;<br />
</a></strong>

Milano - L'ingegnere si fa da parte. Ragioni d'età, almeno così dice. Resta proprietario delle sue aziende ma non sarà più lui a guidarle. La decisione di Carlo De Benedetti di lasciare le presidenze dei suoi è stata "presa con serenità". "Ho assicurato  - assicura l'imprenditore - i ricambi del management dove occorreva e la continuità in altri casi". De Benedetti dà l’addio, dunque, al mondo degli affari, lasciando le presidenze di Cofide, Cir, M&C e del grupppo l’Espresso. Nel gruppo editoriale l’ingegnere continuerà ad avere la presidenza onoraria, mantenendo il potere di nominare i direttori delle testate. De Benedetti manterrà la presidenza dell’omonima fondazione e rimarrà inoltre nel consiglio di Rothschild. Nel giorno del grande annuncio l'ingegnere approfitta dei riflettori per dipingersi come una "vittima" del potere politico. 

"Danneggiato dalla politica" "Ho avuto eventi che hanno danneggiato la mia carriera per ragioni politiche". De Benedetti ripercorre coi giornalisti le tappe più significative della sua vita imprenditoriale. E ricorda tre casi in particolare in cui sostiene di aver subito un danno: la condanna per il crac del Banco Ambrosiano "che mi ha tanto amareggiato", "la Sme che come noto mi è stata tolta per ragioni politiche" e "la Mondadori". Sulla propria militanza politica l'ingegnere è chiaro: "Sono sempre stato repubblicano ma quando il partito è scomparso non ho avuto scelta e ho scelto l’area del centro-sinistra".

"La morte di Caracciolo? Non ha pesato" Nella decisione di De Benedetti non ha pesato la morte del socio e amico Carlo Caracciolo, mentre conta l’età anagrafica. "Nella vita bisogna constatare che esiste l’anagrafe", ha sottolineato l’imprenditore. "La morte di Caracciolo non c’entra nulla, negli ultimi due anni non ha partecipato alla vita della società", ha osservato riferendosi alla casa editrice che controlla La Repubblica.

Nessun riassetto societario Non ci saranno riassetti societari tra le controllate del gruppo che possano coinvolgere i figli. L’ingegnere ha risposto "no", a una precisa domanda in proposito. "Le partecipazioni rimangono quelle attuali", ha detto. In autunno la Cir aveva approvato un progetto di scissione parziale proporzionale per separare le attività dei media dalle altre attività del gruppo, nell’intenzione di creare due realtà indipendenti, entrambe controllate da Cofide. Il progetto è stato poi completamente revocato e le parole di De Benedetti escludono quindi possa venir riproposto.

L'errore più grande "In tanti anni di imprenditore ho fatto tanti errori. Il più grosso, e anche il più penoso, è stato con Sociètè Generale de Belgique", ricorda l'ingegnere facendo riferimento al tentativo di scalata alla holding belga nel 1988.