De Benedetti scala M&C I sospetti della Borsa

L’ingegnere rileva il 16,8% da Tamburi e fa scattare l’Opa. Ma per gli analisti vuole riutilizzare la scatola societaria

Cinque Opa in cinque anni di vita in Borsa, ma con ogni probabilità anche questa volta Management & Capitali, il fondo salva imprese voluto da Carlo De Benedetti e da tempo in cerca di una vocazione, rimarrà quotato in Piazza Affari. L’ultima offerta l’ha tirata fuori dal cappello ieri lo stesso Ingegnere: De Benedetti si è infatti impegnato a rilevare dal banchiere d’affari e consocio Giovanni Tamburi un altro 16,7% di M&C per 17,2 milioni, salendo al 44,42% del capitale. Abbondantemente sopra il limite che fa scattare l’obbligo di Opa, per la quale De Benedetti spenderà alla peggio altri 56,6 milioni. É la quinta offerta pubblica nella storia di M&C dopo le quattro che si erano accavallate nell’estate del 2009 per opera dello stesso Tamburi e della famiglia Segre, da sempre vicina ai De Benedetti, che però fece sostanzialmente saltare l’affare.
Il mini-riassetto deciso ieri potrebbe costare all’Ingegnere una settantina di milioni: è previsto sia l’utilizzo di mezzi propri sia il ricorso alle banche. Per l’anziano uomo d’affari (che ha la maggioranza dell’accomandita cui fa capo Cofide e a cascata Cir) è una cifra trascurabile ma difficile da spiegare per gli analisti dal punto di vista industriale. L’unico vero asset di M&C, e possibile obiettivo dell’operazione, è il 41,6% della società di packaging Treofan (228 milioni il fatturato a giugno a fronte di 37,6 milioni di debiti). Poi ci sono 42 milioni di cassa, che da soli corrispondono a 8 dei 18 centesimi cui passava di mano il titolo in Borsa. Senza contare che l’Opa incorpora un premio del 13,7% rispetto alle quotazioni di martedì (ieri il titolo è rimasto sospeso): un valore d’affezione raro in queste condizioni di mercato. A meno che, sospettano alcune Sim, l’obiettivo di De Benedetti non sia utilizzare M&C come una scatola da riempire con un reverse merger, magari coinvolgendo amici storici come i Segre. L’ingegnere ha peraltro già messo in chiaro che non vuole ritirare la società dal mercato e quindi ristabilirà il flottante, a meno che non sarà costretto fare il contrario.
Di certo l’offerta suggella la pace con Tamburi che vende allo stesso prezzo dell’Opa (0,215 euro) realizzando un invidiabile guadagno sia con Tip (che ha le azioni in carico a una media di 0,15 euro) sia con la controllata SeconTip (0,1228 euro): la plusvalenza al lordo delle imposte è di circa il 43,3% e il 75,1%. Tanto che Tamburi si è impegnato a conservare il restante 3,5% che ha di M&C e si è detto disponibile a restare in consiglio.
Il gruppo specifica che non è previsto alcun patto parasociale, ma senza dubbio la quota di Tamburi «aiuta» De Benedetti nel proposito di non delistare la società: l’Opa residuale scatterebbe se superasse il 95% del capitale. Per conoscere il destino di M&C, a sua volta nata da Cdb Web Tech, è però necessario attendere il prossimo anno: l’Opa partirà infatti «entro e non oltre venti giorni» dal 21 dicembre, che è poi la data di esecuzione fissata del contratto tra De Benedetti e Tamburi.