De Benedetti scatena Concita De Gregorio per la campagna d’autunno contro Berlusconi

La De Gregorio su <em>Repubblica</em> si dedica a una fumosa ricostruzione per
dimostrare che tutte le strade giudiziarie portano al Cavaliere. Inutile cercare notizie: Concita mette insieme mesi e mesi di voci e suggestioni e di articoli già scritti

Una lenzuolata di due pagine che scoraggia anche i più assidui cultori della materia. Una misteriologia completa e aggiornata di Silvio. Dentro, nel corpo del pezzo, che occhieggiava ieri sulla prima pagina di Repubblica, si trovano in ordine sparso Verdini e Dell’Utri, Tarantini, la P3 e la P4, Milanese e poi l’eolico, gli Angelucci, Noemi Letizia, Bertolaso, il sistema gelatinoso e, classico dei classici, Licio Gelli con la sua P2, la madre di tutte le P possibili e immaginabili, la loggia di cui il Cavaliere era «un giovane affiliato».

Concita De Gregorio, firma nobile ed ex direttora dell’Unità, autrice solo pochi giorni fa di una splendida intervista a Piero Marrazzo, si è prodotta in uno sforzo titanico. Comprimere il centrodestra, i suoi generali e il suo fondatore, dentro i faldoni della cronaca giudiziaria: è la campagna d’autunno che Carlo de Benedetti, da sempre arcinemico del Cavaliere, inaugura in grande stile con un pezzo a freddo, pubblicato con rilievo dalla corazzata del suo gruppo.
Inutile cercare notizie e rivelazioni; Concita De Gregorio mette insieme mesi e mesi di cronache e di indagini, di voci e di suggestioni, di articoli già scritti e di biografie già spolpate e li cuce riproponendo sempre lo stesso grappolo di domande: «Perché corrono questi denari e favori? Nell’interesse di chi?» È un ritornello che riappare puntuale ad ogni capitolo della sterminata analisi: «Perché? Nell’interesse di chi? Chi è l’utilizzatore finale?».

Dove l’utilizzatore finale, naturalmente, è Silvio Berlusconi perché è noto che per Repubblica tutte le inchieste puntano su Arcore come tutte le strade portano a Roma. Non ci sono dubbi. Non ci sono esitazioni. Non ci sono frenate. L’anno che incomincia sarà lungo e scoppiettante.

Ci sono sei inchieste: Milano, Monza, Firenze, Perugia, Napoli Roma. Le «sei inchieste che nel 2011 minano come cariche di tritolo l’edificio più pericolante del Sistema». Sei indagini che s’intersecano e sfiorano moltissimi nomi. Ecco, il punto è metterli tutti in fila e offrire la sontuosa pappa a chi legge, anche se il lettore questa volta rischia di fare indigestione fra filoni principali e secondari, fra le varie P2, P3, P4 e via elencando di tenebra in tenebra. Di nebbia in nebbia. Di teorema in teorema. Fino a confondere rivoli in secca con fiumi gonfi di accuse date per scontate ancora prima di arrivare a processo.
Si comincia con i dieci milioni regalati negli ultimi tre anni dal Cavaliere ad un vecchio amico come Marcello Dell’Utri: un tesoretto oggetto della curiosità dei giudici che sul punto hanno aperto - si sa che l’aritmetica giudiziaria è complessa - uno stralcio dell’indagine sulla P3. Si passa quindi a villa Gucci, comprata da Denis Verdini, «in principio un macellaio di Fivizzano», per 8 milioni di euro che non aveva e pagata in effetti in tre rate dal re delle cliniche private Angelucci».

Poi è tutta una cascata di nomi che rimbombano l’uno addosso all’altro: Gigi Bisignani, Elio Letizia, padre di Noemi, Flavio Carboni che, effetto domino, ci porta all’avvocato «Stefano Gullo, biografia che incrocia quella di Sindona negli anni della P2». C’è molto fumo in questo pezzo che apre la campagna antiberlusconiana di Repubblica per l’anno 2011-2012. Chissà dov’è l’arrosto.