De Benoist: «Che errore l’Europa senza politica»

L’Europa? «È stata a lungo una speranza o una soluzione. Ora è un problema», dice Alain de Benoist, fondatore del movimento culturale Nouvelle Droite (Nuova Destra) e che dal ’68 anima il Gruppo di Ricerca e di Studi per la civiltà europea noto come Grece. E di questa constatazione il saggista francese - fra le sue opere, Ultimo anno (edizioni Settecolori, Mursia) parlerà lunedì alle 18,30, al Centro svizzero di via Palestro 2, per i «Lunedì del Giornale» in partnership con la Camera di Commercio svizzera. Tema: Una certa idea dell'Europa.
Signor de Benoist, l'Unione europea è Europa o è Eurolandia?
«Dai dibattiti sul trattato di Maastricht si sono disillusi anche vari fautori della costruzione europea. La situazione fa ormai il gioco dei fautori delle sovranità nazionali e degli euroscettici. Partito male, il processo dà questi esiti».
Perché partì male?
«Perché avviato dall'economia e dal commercio, anziché dalla politica e dalla cultura. Le due scelte erano possibili fin dal Congresso dell'Aia nel 1949».
Vinse Jean Monnet e...
«E si è costruito il Mec, pensando di passare un giorno, gratis, dalla cittadinanza economica a quella politica europea».
Un'illusione. E non l'unica.
«Un'altra è stata costruire l'Europa dall'alto anziché dal basso, cioè dal Comune e dalla Regione secondo il principio di sussidiarietà, che significa non adottare a livelli superiori decisioni adottabili a livelli inferiori».
Morale?
«Considerandosi onnipotente, la Commissione europea di Bruxelles decide su tutto in modo uniforme, senza alcuna legittimazione democratica».
Democratico è ipso facto quel che pare alla Commissione.
«Questo deficit di democrazia è oggi diffuso. Ma c'è anche un terzo errore: aver allargato, non approfondito le istituzioni politiche dell'Unione europea. Ciò ha portato a impotenza e paralisi».
Restano quindi problemi essenziali.
«Come quello delle frontiere dell'Europa e dei fini della costruzione europea».
Oltre all'euro, ce ne sono altri?
«Abbiamo due possibilità: o una vasta zona di libero scambio, senza frontiere precise e integrata in un insieme transatlantico patrocinato dagli Stati Uniti; o un'Europa, potenza autonoma».
I popoli europei vengono raramente consultati. Gli italiani, poi, mai.
«S'è costruita l'Europa senza i popoli. Consultati nel maggio 2005, i francesi hanno bocciato il progetto di trattato costituzionale che Costituzione non era».
E sul trattato di Lisbona…
«Il rifiuto dei governi di organizzare referendum ha mostrato come la nuova classe politico-mediatica diffidi del popolo».
Alternativa?
«Alcuni Paesi, pronti ad andare oltre nella costruzione politica dell'Europa, dovrebbero metter le basi dell'Europa in quanto potenza».
Un bel mito. Ma lei ci crede?
«Realismo vuole che concordi con lei: le condizioni per realizzarla sono lontane».