De Corato: «Il pavé? Meglio solo in centro»

«Rischi per la circolazione, manutenzione cara». Uno studio su rimozione e recupero

Rimozione e recupero. Ancora interventi sul pavé quelli inseriti dal Comune nel «Piano pietra», consegnato al soprintendente Artioli. Uno studio realizzato dai settori Arredo urbano e Viabilità per individuare i criteri guida per razionalizzare gli interventi «sia di rimozione che di conservazione del patrimonio lapideo». Oltre 520mila metri quadri di masselli in granito, 157mila in cubetti in porfido e 15mila di ciottoli. Ora il Comune attende le valutazioni prima di dare il via ai lavori.
«Il pavé - spiega il vicesindaco De Corato - andrebbe lasciato solo nel centro storico perché sono troppi i guai che arreca alla viabilità dei pedoni, dei motorini e delle biciclette. Per non parlare poi del costo della manutenzione, assai ben più cara dell’asfalto. Se si pensa che per 700mila metri quadri di pavé (il 5 per cento delle strade), ogni due anni si spendono 5 milioni di euro, mentre per i restanti 14 milioni di metri quadri di strade la manutenzione è di 10 milioni di euro, i conti sono presto fatti». Il presidente della commissione Lavori pubblici, Fabrizio De Pasquale, parla dei molti altri problemi legati all’utilizzo del pavé e aggiunge che «all’Avvocatura comunale sono pendenti parecchie cause per insidia stradale avanzate da pedoni, motociclisti e ciclisti». «Inoltre - aggiunge - nel mercato sono presenti poche imprese specializzate nel settore della pietra naturale e questo rende molto difficoltoso il rispetto dei tempi nella consegna dei lavori di manutenzione».
I criteri guida individuati nello studio sono stati rintracciati nella storia della città e nella sequenza degli interventi passati e in quelli più recenti per concentrarsi poi sulle tematiche ritenute fondamentali. Il lavoro è stato articolato in fasi tra loro strettamente connesse. Sono state osservate le pavimentazioni in pietra presenti sull’intero territorio cittadino, anche nelle aree più lontane dal centro storico, per poter individuare i criteri applicabili per l’elaborazione del programma di «razionalizzazione degli interventi», mantenendo però l’idea di centro storico come valore da ricercare nelle testimonianze di pietra che le epoche hanno consegnato. Infatti il centro storico viene riconosciuto come depositario della memoria collettiva e lo studio delle pavimentazioni in pietra vuole contribuire anche alla conservazione di questa memoria. Innanzitutto sono state individuate le strade di maggiore pregio storico, architettonico e urbanistico ubicate nella zona più centrale della città. Luoghi dove si ritiene indispensabile affermare e sottolineare la valenza ambientale. Parallelamente si è proceduto con l’identificazione delle zone urbane in cui la presenza di pavimentazioni in pietra risulta oggi «inadeguata», soprattutto dove vi è un’alta densità di macchine, di ciclomotori e biciclette. Alcuni interventi, comunque, con rimozione dei masselli in pietra sono già stati effettuati in piazzale Accursio, piazza Emilia (incrocio XXII Marzo/Corsica/Campania/Mugello), via Larga (incrocio Verziere e incrocio via Albricci). Oppure in altre aree, come nel caso di via Bergamo e via Comelico, via Solari.
«I masselli rimossi – rassicura De Corato - sono stati conservati gelosamente nei magazzini comunali per poter essere riutilizzati per altre aree del centro storico».