De Corato: "Salvini vuole la mia poltrona? Prima prenda più voti di me"

Il vicesindaco: «Lega irrispettosa, decideranno i milanesi. Con la Moratti questa è diventata una città di fama mondiale». <a href="/a.pic1?ID=521101" target="_blank"><strong>Snobbato Palmeri, il confronto è col grillino, Letizia invita in tv Mattia Calise</strong></a> e il candidato finiano resta con la sedia vuota

Dalle ronde al coprifuoco. Tra Matteo Salvini e Riccardo De Corato è un ring, il leghista giovane prova a sfilare la poltrona al vicesindaco in sella da 15 anni, e forse anche le deleghe alla sicurezza. Ma «è una cosa troppo seria per essere difesa a giorni alterni, il Carroccio è ondivago: ieri mandava in palestra le guardie padane, oggi dice che la ricetta è la movida» ribatte De Corato.
Dopo tre mandati da vicesindaco, la Lega prenota il suo posto.
«Questa spasmodicità non è rispettosa del popolo milanese, che ha il diritto di dare un segnale».
Se il sindaco è del Pdl, il vice non è un diritto padano?
«Io ricordo che per tre mandati sono stato il più votato dopo Berlusconi e non “scendevo dal pero“. Illustri tecnici hanno avuto la delega pesante al traffico senza candidarsi o portando a casa qualche centinaio di voti. Io ne ho presi tra 6 e 9mila, un’indicazione che ha facilitato la scelta prima di Albertini poi della Moratti».
Sfida Salvini a un derby?
«Io non ho mai messo il cappello su una poltrona prima delle elezioni, non è nel mio stile. Pensiamo a vincere e al primo turno, poi vedremo. Ma i milanesi devono dare il loro segnale o che li consultiamo a fare?».
I lumbard dicono che Milano non ha più bisogno del coprifuoco ma di locali sempre aperti. Ha funzionato?
«Ieri volevano estenderlo a tutta la città, oggi per salvare qualche discoteca sono il baluardo delle attività etniche, le ordinanze colpivano phone center, centri massaggi, kebab».
Dopo 15 anni nella stessa giunta, l’Udc che sostiene il finiano Palmeri. Come vive la sfida?
«Confesso che mi dispiace, in questio anni abbiamo lavorato bene sia con l’assessore Verga che con il capogruppo Salvatore. Se non ci saranno veti particolari auspico che in futuro si possa riprendere il dialogo con gli amici dell’Udc. Del baraccone di Fli non parlo neanche».
Può dare la pagella al sindaco. I successi?
«Ha fatto di Milano una città di fama mondiale. Contro smog e traffico non ci sono bacchette magiche ma ha messo la faccia su un provvedimento come Ecopass e auto e pm10 sono calati. E non avrei potuto eseguire 500 sgomberi senza la sua indicazione su integrazione nelle regole».
E dove ha sbagliato?
«Forse poteva gestire in modo più incisivo la macchina comunale, a inizio mandato è stata rivoluzionata e qualche direttore generale si poteva scegliere meglio. Abbiamo perso tempo, recuperato con il dg Acerbo, ma senza quei ritardi avremmo più risultati da presentare».
Un consiglio per il futuro?
«Basta tecnici al Traffico, l’assessore deve essere un politico. Abbiamo avuto problemi sia con Goggi che con Croci a inizio mandato. Quando ho assunto le sue deleghe ho detto niente planimetrie, se si pianifica una preferenziale si va sul posto a valutare i disagi. Il traffico è una questione delicata e non si può appartenere a tifoserie, al partito delle auto o degli ambientalisti. La mediazione spetta alla politica».
Quali battaglie ricorderà?
«Quando la Moratti si insediò nel 2006 Triboniano era una favelas con 2.500 zingari, non avrei scommesso di vederlo oggi svuotato. E quando portò 50mila milanesi in corteo per chiedere al governo Prodi più attenzione sulla sicurezza i sindaci di sinistra ci facevano pernacchie. Poi le grandi città sono state convocate al Viminale e sono partiti i Patti per la sicurezza. A Milano dieci anni fa c’era un clima di paura. Nel 2010 i reati sono calati del 48% rispetto al due anni prima».