De Corato: «Spesi due milioni per avere un presidio fisso»

Allora, vicesindaco, è pronto a un’altra giornata di slogan e striscioni sulle «promesse da mantenere»?

«Sinceramente non capisco perché i cittadini scendano in strada a protestare. Via Triboniano-Certosa è la zona più sorvegliata della città, al pari di altre aree a rischio come la stazione Centrale e il Duomo».

Dicono che, da quando è stato firmato il Patto di legalità coi nomadi ammessi al campo, la vivibilità del quartiere non sia migliorata in maniera tangibile.

«Rispondo con i numeri. Il giorno di Capodanno, quando un incendio ha distrutto gran parte delle baracche abusive, in via Triboniano c’erano qualcosa come 1.500 rom romeni in mezzo a qualche centinaio di topi, in condizioni igienico-sanitarie disumane. Oggi sono 520, capisco che non è facile abituarsi alla convivenza, ma è oro rispetto al passato. Un risultato straordinario e senza precedenti tra le grandi città italiane».

Ma la gente del quartiere giura che sono almeno 700 i nomadi che gravitano attorno ai container del Comune.

«Io guardo alle cifre ufficiali della Polizia locale, presente sul posto “h 24”, come si dice in gergo, cioè per l’intera giornata ore notturne comprese. In questo caso devono dimostrarci il contrario».

C’è altro che non sappiamo?

«Ci penseremo oggi stesso. Come a Chinatown, infatti, sottoporremo alla cittadinanza il bilancio di dodici mesi di controlli e sicurezza assicurata coi fatti. Anticipo soltanto che decine di rom irregolari sono stati allontanati dalle roulotte di quelle famiglie che li hanno ospitati clandestinamente, poi espulse. E se serve una prova indiretta del lavoro dei ghisa, eccola: in entrambe le inchieste venute alla luce questa settimana (19 arresti per sfruttamento di minori in stazione Centrale e decapitazione di un clan specializzato nelle elemosine di disabili rom ai semafori, ndr), nessuna delle persone coinvolte proveniva dall’insediamento in questione né da quello di via Barzaghi. Qui possono vivere solo persone schedate, che hanno sottoscritto il rispetto delle leggi e dichiarano un lavoro e assistenza sanitaria, come richiesto dalla normativa europea».

I comitati adesso chiedono telecamere, barriere di protezione, punti di riferimento negli uffici. Possibile accontentarli?

«Le telecamere ci sono già: sono quelle della Polizia locale. Ma non servono senza il pattugliamento costante di uomini in carne e ossa. Abbiamo tolto 2 milioni di euro dalle casse comunali per metterli nel fondo per la Sicurezza in Prefettura. Ora ci aspettiamo un posto fisso di Polizia di Stato davanti al campo, come all’inizio. Per il resto, il dialogo purtroppo non è sempre sinonimo di velocità nelle decisioni. Eppure le riunioni con i Servizi sociali si ripetono a cadenza fissa, e i cittadini sono invitati. Così diamo ascolto alle loro richieste».