De Gasperi, la politica e la santità

Alcide De Gasperi santo? La discussione sul tema è stata riaccesa in questi giorni da una frase del cardinale Silvestri. Questi ha detto in sostanza che il processo canonico di beatificazione dello statista trentino non ha bisogno alcuno d'essere accelerato e agevolato, perché un politico così virtuoso è già altamente esemplare. Non gli occorrono altri riconoscimenti per essere indicato, come laico cristiano, a modello per le successive generazioni. Questa presa di posizione ha stupito - e direi anche rattristato - la famiglia di De Gasperi: la cui figlia Maria Romana, in sommessa polemica, ha ricordato che la santità non è preclusa ai politici: tra i quali può essere annoverato Tommaso Moro, pur elevato all'onore degli altari. Ha aggiunto, la figlia e biografa di De Gasperi, che «dietro mio padre - ossia, per intenderci, dietro il percorso della “causa” di beatificazione - non c'è né un partito né un istituto».
Queste espressioni, che ho letto in un'intervista di Maria Romana De Gasperi al Corriere della Sera, hanno un po’ stupito e rattristato me. Forse per la sinteticità approssimativa che le dichiarazioni giornalistiche a volte comportano, quella di De Gasperi santo sembrerebbe a questo punto una faccenda di mancate sponsorizzazioni, e di sordità o assenze ecclesiastiche, sociali, partitiche.
Sono sempre stato e sono un ammiratore strenuo di Alcide De Gasperi. Senza alcun dubbio - a mio parere - il maggior personaggio politico, per altezza intellettuale e per tempra mortale, che l'Italia abbia espresso dopo la seconda guerra mondiale. Mi piacquero - in un Paese spesso e volentieri fanfarone, parolaio, leggero - la sua serietà montanara, la sua allergia alla retorica comiziesca, la sua sincerità di democratico, l'autenticità della sua fede: e non voglio insistere qui sulla perfetta battuta montanelliana secondo cui in chiesa De Gasperi dialogava con Dio, Andreotti col prete.

De Gasperi ha ridato credibilità a un'Italia screditata. Un solo appunto mi sento di muovergli, quello d'aver con straordinaria capacità e tenacia ricostruito le strutture pubbliche, ma senza procedere - quando la Dc aveva la maggioranza assoluta - a riforme delle quali sentiamo tuttora la mancanza.
Non l'ho visto spesso, di persona. Ebbi occasione di parlargli anche a lungo quando, come cronista del Corriere, seguii a Milano, nell'aprile del 1954 il processo per diffamazione che aveva intentato contro Giovanni Guareschi: poi condannato, quest'ultimo, per avere affermato, in base a documenti falsi, che De Gasperi avesse chiesto agli angloamericani di bombardare Roma. Un brutto scontro giudiziario tra due galantuomini. De Gasperi era teso, terreo - nell'agosto successivo morì - e insieme risoluto. Di sicuro non aveva dimenticato l'apporto di Guareschi alla vittoria schiacciante della Dc nelle elezioni del 18 aprile 1948. Ma l'accusa infamante e reiterata, fondata su una menzogna, non era disposto a tollerarla: perché infamava lui, perché infamava il suo partito, perché poteva alimentare la campagna propagandistica della sinistra che faceva di lui un tedeschizzante Von Gasper, antiitaliano.
Ecco un episodio che m'induce a riflettere sulla coesistenza, in De Gasperi, di profondi valori morali e religiosi e di una non meno profonda consapevolezza delle esigenze che la vita quotidiana d'un politico ha, e che possono indurlo a volte a durezze - se preferite a intransigenze, e la vertenza con Guareschi ne dà dimostrazione - e altre volte a diplomatiche ipocrisie. Alla morte di Stalin De Gasperi non si abbandonò certo allo scomposto e delirante cordoglio di Palmiro Togliatti per l'umanità, orbata del suo Messia rosso. Ma pronunciò in Parlamento, se ben ricordo, un molto misurato elogio funebre del tiranno scomparso.
L'itinerario di un politico - anche se straordinariamente motivato sul piano spirituale come Alcide De Gasperi - è un intreccio di aspirazioni morali e di concessioni materiali. Non entro qui, per carità, nell'esame dei requisiti che portano alla canonizzazione. Mi riferisco soltanto alla questione sollevata dal cardinale Silvestrini. E mi dichiaro totalmente d'accordo con lui.