De Gennaro silurato, crepe nell’Ulivo

Frattini (Fi): «Un inaccettabile attacco dell’estrema sinistra». An: «Epurazione sistematica: ora basta»

da Roma

Critiche a pioggia sul governo, elogi all’ormai ex capo della polizia. E non solo dalla Cdl. Il «siluramento» di Gianni De Gennaro, accolto con favore dalla sinistra radicale, fa storcere la bocca, soprattutto per come è stato gestito, anche all’interno della maggioranza. Mentre nel centrodestra qualcuno invita ancora a tenere alta l’attenzione per evitare che, dopo gli «avvicendamenti» ai vertici di Fiamme gialle e polizia, possa arrivare il turno dei carabinieri.
Franco Frattini, vicepresidente della Commissione europea e commissario alla Sicurezza, Libertà e Giustizia della Ue, ha manifestato «grandissima stima» per l’ormai ex capo dipartimento della pubblica sicurezza, prima di attaccare la decisione di palazzo Chigi «suggerita» dall’ala sinistra della coalizione. «C’è il rammarico che si esponga un servitore dello Stato a un attacco politico inaccettabile da parte dell’estrema sinistra», osserva l’ex titolare della Farnesina, che poi invita gli «avversari» di De Gennaro a «un serio esame di coscienza, perché non si può attaccare strumentalmente per ragioni politiche uno dei migliori capi della polizia d’Europa».
Anche il segretario della Dc per le Autonomie, Gianfranco Rotondi, non risparmia critiche all’esecutivo per la defenestrazione, ma plaude alla probabile successione con Manganelli, sperando possa «sedare la rissa e far ritrovare maggioranza e opposizione almeno sul ruolo e l’efficienza della polizia».
Molto più duri i toni di An. Maurizio Gasparri parla di «scientifico e globale attacco alle istituzioni preposte alla sicurezza». Il deputato di An ripercorre la cronologia degli eventi: «Prima le epurazioni in quei servizi che hanno impedito al terrorismo islamico di colpire l’Italia. Poi l’aggressione a Speciale. Ora tocca al vertice della polizia». L’ex ministro delle Comunicazioni stigmatizza anche «il silenzio di tanti che pure avevano avuto stretti legami con De Gennaro». Prima di paventare l’ipotesi che i balletti di poltrone non siano finiti qui: «A questo punto - insiste - ci chiediamo se abbia un senso andare avanti con un totonomine che ricorda le peggiori pagine della politica e rischia di creare altri danni a strutture delicate». C’è spazio per una lettura dei motivi che hanno portato il governo alla contestata decisione, e sul punto Gasparri non ha dubbi: «Rifondazione, no global ed estremisti rossi vari hanno avuto semaforo verde da Prodi. Servono forze dell’ordine che non disturbino le varie illegalità rosse che vanno dall’Unipol alle violenze di piazza?».
Stesso orientamento, stesse conclusioni dalla scansione temporale degli eventi ma toni più sarcastici per il capogruppo di Alleanza nazionale a Montecitorio, Ignazio La Russa. Che esordisce definendo «inaccettabile» il metodo con cui si è dato il benservito a De Gennaro: «Un capo della polizia - commenta - può essere normalmente avvicendato, soprattutto dopo sette anni di servizio, ma è inaccettabile il modo in cui si è comportato il governo. È stato un tentativo dell’esecutivo di dare un contentino alla sinistra radicale». La Russa, che si domanda esplicitamente «a quando le mani sui carabinieri», mette in guardia dal prossimo abbattimento di pedine «scomode». «La sequenza - sospira - parla chiaro: prima hanno sostituito il capo della Guardia di Finanza, poi al processo per la scuola Diaz è uscita la testimonianza di un commissario di polizia che era stato zitto per sei anni, infine la destituzione di De Gennaro».
Ma, come si diceva, anche nella coalizione che sostiene il governo la gestione dell’affaire De Gennaro solleva perplessità e interrogativi. Per il deputato ulivista Giuseppe Caldarola, per esempio, la vicenda è paradigmatica di «un governo un po’ avvolto su se stesso da mille difficoltà che non è in grado di gestire». E il dissenso arriva anche dal partito di Antonio Di Pietro. Il presidente dei deputati dell’Italia dei valori, Massimo Donadi, chiede «rispetto» per «servitori dello Stato come De Gennaro» e ammonisce: «Il governo faccia più attenzione nel gestire passaggi delicati come questi, sia nei tempi che nei modi», perché «in questi casi anche la forma diventa sostanza».