De Gregorio: "Interrogatorio prima del voto"

In una conferenza stampa il senatore ha
esibito un documento rilasciato dalla stessa procura in cui si attesta che "non risultano
iscrizioni suscettibili di comunicazione" relative al leader del movimento Italiani nel mondo

Roma - Il nome del senatore Sergio De Gregorio non figura nel registro degli indagati della procura di Reggio Calabria. A renderlo noto è lo stesso senatore, che in una conferenza stampa ha esibito un documento rilasciato dalla stessa procura in cui si attesta che "non risultano iscrizioni suscettibili di comunicazione" relative al leader del movimento Italiani nel mondo.

Pressing sull'interrogatorio "Voglio essere interrogato prima del voto". De Gregorio ha annunciato che domani i suoi legali presenteranno istanza formale in tal senso alla Procura di Reggio Calabria: "Stavolta la fuga di notizie si coniuga con la chiusura della campagna elettorale e rischia di incidere su due regioni fondamentali per l’equilibrio politico come la Campania e la Calabria". Per il leader degli "Italiani nel mondo", non è possibile che un senatore della Repubblica apprenda di essere indagato a mezzo stampa per poi sapere che non è vero dalla stessa Procura. "È assurdo, chiedo l’intervento del Csm e del Capo dello Stato", spiega De Gregorio ricordando di aver chiesto ai legali di contattare il magistrato di Reggio Calabria per "rendermi immediatamente disponibile a deporre e chiarire i fatti che mi vengono contestati dalla stampa". "Mi si deve dire di che cosa debbo rispondere - continua - non ho intenzione di aspettare i tempi della giustizia, di aspettare pazientemente di essere macellato".

La conferenza stampa del senatore De Gregorio è un fiume in piena. Completo scuro e cravatta regimental, ai due lati gli avvocati Casalinuovo e Fabbozzo, sventola in più occasioni il documento della procura da cui risulterebbe la sua non iscrizione nel registro degli indagati: "Non ho fatto nulla - ripete più volte - e non ho nulla da rammaricarmi. Tutte le volte che sono stato chiamato a collaborare con la magistratura, l’ho fatto, ma questa mia disponibilità ora non può essere usata per danneggiare la coalizione di centrodestra. Mi chiedo se un senatore della Repubblica possa essere indicato come in odore di mafia dai giornali per poi scoprire dalla stessa procura che l’avrebbe indagato che non è vero: tutto questo è mostruoso e inquietante, non ci si puo abituare a questo malcostume, a un metodo barbaro e terribile che uccide la democrazia. Se il paese che volete è questo, allora tenetevelo". E ancora: "se c’è stata fuga di notizie qualcuno deve pagare, e spiegare perchè certe indiscrezioni escono proprio adesso. Mi auguro che nessuno debba trovarsi in condizioni simili, non è facile guardare in faccia i propri figli quando si è vittima di un’accusa così infamante". A uso e consumo di bloc notes e telecamere, De Gregorio ricostruisce anche la famosa cena al centro dell’inchiesta: "C’erano 350 persone, e io ero scortato da 8 carabinieri e da 4 uomini della Criminalpol. È un fatto che risale al 2007, manco dalla Calabria da allora e prima ci mancavo da 5 anni. In quella regione sono stato tre volte, e sempre in occasioni pubbliche, che sono perfettamente in grado di documentare persino con immagini televisive. Se serve". Quanto ai rapporti con Alberto Sarra, "è un consigliere regionale della Calabria, avvocato penalista, incensurato, nipote di magistrato, ritenuto da tutti quelli che lo conoscono una persona perbene: è venuto da me prima delle amministrative per propormi un patto elettorale con il Centro democratico cristiano. Io ho detto sì, e sono sceso in Calabria in due occasioni, nella seconda delle quali per dare l’annuncio del patto: c’era anche Berlusconi, era il 30 marzo 2007. Certo, non posso sapere che rapporti ha Sarra con le persone che frequenta, ma posso dire dopo quella cena - avendo avuto sentore che tra i partecipanti c’era un personaggio poco raccomandabile - ho rotto telefonicamente la relazione con lui. Mi auguro che ci siano delle intercettazioni, la mia estraneità risulterà ancora più evidente".

La caserma dell’esercito Mezzacapo L’ultima precisazione riguarda la caserma dell’esercito Mezzacapo, nella cui vendita De Gregorio avrebbe fatto da mediatore: "Non ho alcuna voce in capitolo nella questione delle dismissioni - tuona - proprio ieri il gabinetto del ministero e il generale Resce, responsabile del settore, hanno confermato che la caserma non è mai stata in vendita, non è mai entrata in dismissione. C'è di più: sull’immobile pesa un diritto di prelazione della prefettura e della questura, ci andranno a stare degli uffici pubblici. Mi devono spiegare come si sono inventati tutta questa storia".