De Laurentiis, presidente ultrà di un calcio da cinepanettone

Non sono ancora note le generalità della ditta di pulizie che ha provveduto a bonificare gli ambienti della Infront, dove mercoledì sera si è tenuto l’evento storico, pensate un po’: l’elaborazione in diretta televisiva del calendario del campionato di calcio italiano. Infatti, stando alla denunzia di uno dei partecipanti, De Laurentiis Aurelio, gli invitati allo spettacolo erano «tutti delle merde», concetto ribadito prima che lo stesso De Laurentiis non montasse, privo di casco, dunque in evidente infrazione del codice, vedi articolo 171, a cavallo di un motociclo di passaggio il cui conducente non poteva immaginare l’identità del motostoppista ma ne sta ancora parlando agli amici, sicuri di trovarsi di fronte a un ubriaco.
Potrebbe trattarsi di una scena da film, essendo, il succitato De Laurentiis Aurelio, presidente del calcio Napoli ma soprattutto illustre e pluripremiato produttore cinematografico, attività verso la quale, lo stesso, con tono rabbioso, ha detto di volersi dirigere: «Voglio tornare al cinema», ovviamente non nel senso della sala di proiezione.
Non è certo il caso di stupirsi, De Laurentiis ha dato del «cretino» a Lionel Messi perché il campione se ne è andato a giocare la coppa America invece di allenarsi con il Barcellona, ha dato del «coglione» a un giornalista della Gazzetta dello Sport definita anche «iettatrice», ha usato altri termini da cinepanettone in situazioni di contenzioso dialettico e qualcuno si domanda perché mai gli sia stato riconosciuto il premio Peppino Prisco «alla lealtà, alla correttezza e alla simpatia sportiva». Sulle prime due qualità si potrebbe discutere, sulla terza non basterebbero i supplementari e i calci di rigore. Ma, ripeto, De Laurentiis così è se ci pare, come il resto della comitiva dei dirigenti, pronti alla battaglia con la stampa cortigiana e farlocca ma disposti e consenzienti a essere considerati oggetto di defecazione, senza alcun tipo di reazione e senza dieci piani di morbidezza. È una Lega calcio poco legata, Lotito, Zamparini, De Laurentiis sono cani sciolti, in senso buono, contro un potere precostituito, gli altri ondeggiano come palmizi, ora addirittura gli zio Tom americani che stanno per acquistare la Roma hanno fatto intendere di non unirsi al coro dei potenti ma di voler fare la rivoluzione. Cronache antiche e recenti delle riunioni di lega informano che il clima da osteria fa parte del consesso, alle cravatte blu non corrisponde un linguaggio adeguato, dalle vetture con autista spesso scendono personaggi improbabili nel dizionario e nella postura, laddove circolano milioni e fidejussioni, a volte la buona creanza finisce sul binario morto, il fair play finanziario è stato imposto dall’Uefa, l’educazione civica non è prevista nell’ordine del giorno delle assemblee.
De Laurentiis sa di avere alle spalle il Vesuvio e tutta Napoli, ha raccolto una società e una squadra che erano miseria e le ha trasformate in nobiltà (chiedo scusa al mito Totò), sta costruendo un organico che mette il Napoli in concorrenza con le milanesi per il titolo ma approfitta troppo di queste circostanze dimenticando che il calcio esisteva, esiste ed esisterà a prescindere. Le sue volgari critiche ai media improvvisamente evaporano quando è ora di pompare un nuovo prodotto cinematografico, allora la stampa serve, allora i giornalisti sono preziosi, allora la critica (non tutta) fa il proprio mestiere. ’Cca niusciuno è fesso, ripete spesso De Laurentiis. È vero, siamo d’accordo, presidè. Nisciuno.